Camera dei Deputati

VIII Commissione – Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici

Presidenza dell’On. Pietro ARMANI

Indagine conoscitiva sulla programmazione delle opere idrauliche

relative ai corsi d'acqua presenti sul territorio nazionale.

 

Seduta del 24 febbraio 2005

 

Presidenza del Presidente Pietro ARMANI

La seduta comincia alle 14,35.

Audizione di rappresentanti dell'Associazione nazionale

dei comuni italiani (ANCI).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla programmazione delle opere idrauliche relative ai corsi d'acqua presenti sul territorio nazionale, l'audizione di rappresentanti dell'Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI).
Con l'attuale indagine, la Commissione si propone di individuare modalità di intervento e possibili soluzioni rispetto ai problemi derivanti da fenomeni quali le alluvioni, in seguito ai quali si assiste alla tracimazione di fiumi e torrenti.
Una volta, prima ancora dell'unità d'Italia, i fiumi venivano dragati e, in alcuni casi, erano addirittura navigabili. Ci siamo allora domandati perché oggi ciò non accade più e quali limiti o controindicazioni esistano al dragaggio. Perché alcuni grandi fiumi (anche se non sono molti in Italia) non sono più navigabili? Quali sono i riflessi che una tale ipotesi comporterebbe rispetto alla difesa idrogeologica del suolo nella lotta alle alluvioni? Quali sono gli interventi possibili, non solo di carattere straordinario (che in genere vengono monitorati e realizzati in conseguenza al verificarsi di eventi calamitosi) ma, soprattutto, di carattere ordinario al fine di effettuare una manutenzione dei corsi d'acqua a e delle bonifiche?
A questo proposito, abbiamo recentemente ascoltato in audizione i rappresentanti dell'Associazione dei consorzi di bonifica. Abbiamo scoperto che anche per tali opere di bonifica (che, in molti casi, risalgono addirittura all'epoca dei monaci benedettini), ogni tanto, è necessaria una manutenzione. Insomma, è sbagliato pensare che, una volta realizzate, queste opere restino in quelle condizioni in perpetuo.
Attraverso l'attuale indagine stiamo acquisendo informazioni utili ed elementi da tutti gli eventuali interessati a questi problemi, comprese le autorità che sul territorio hanno competenze in questo campo. Se quindi avete a disposizione del materiale informativo o eventuali altri documenti che affrontano queste problematiche, saremo lieti di poterli acquisire ai fini di una più completa valutazione prima della redazione del documento conclusivo dell'indagine.
Do ora la parola all'assessore ai lavori pubblici del comune di Roma.

GIANCARLO D'ALESSANDRO, Assessore ai lavori pubblici del comune di Roma. L'indagine conoscitiva in corso è molto utile perché ci consente di sottolineare alcune carenze nel quadro legislativo, pur molto ricco, che affida al Ministero dei lavori pubblici ma, sostanzialmente, a regioni e province, l'intervento sui corsi d'acqua (in conseguenza di questo, alcune competenze sono affidate anche ai consorzi di bonifica).
Normalmente (non conosco a tal punto il quadro legislativo di tutte le regioni italiane), non vi sono competenze da parte dei comuni in merito ai corsi d'acqua. Questo è un aspetto che vi prego di considerare con grande attenzione perché, in genere, quando si fa riferimento ai corsi d'acqua si pensa ai fiumi mentre, nel sistema idrico, hanno una grandissima rilevanza i fossi perché i fiumi sono generalmente alimentati dai fossi, i quali raccolgono l'acqua piovana.
Se i fossi non ricevono un'adeguata manutenzione si dà origine a fatti alluvionali anche rilevanti oltre a problemi seri per la raccolta delle acque da parte del sistema fognario delle città. La prima osservazione che, come rappresentante dell'ANCI, mi sento di fare è che appare davvero contraddittorio che i comuni non abbiano alcuna competenza sui fossi e debbano ricorrere alle province e alle regioni per essere messi in grado di intervenire. Questo non è soltanto un problema di carattere idrico ma anche urbanistico, perché nei piani di sviluppo dei comuni si incontrano i fossi, che costituiscono un vincolo. Questi ultimi, censiti regionalmente, molto spesso costituiscono un vincolo ai fini edificatori (ciò è giusto per la salvaguardia del fosso medesimo e per la funzione che esso esercita), però, in altre occasioni, meno importanti e rilevanti, tali fossi costituiscono un inevitabile ostacolo (magari si tratta di un fosso in disuso che però, in quanto registrato, costituisce un ostacolo di tipo urbanistico). Più spesso, per qualunque intervento, anche urgente, il comune è costretto a ricorrere alla provincia (laddove il fosso è affidato ad essa) o, per le aste più grandi, alle regioni.
Se nei comuni piccoli questa situazione può anche essere d'aiuto per gli stessi, perché l'ente provincia presiede, in quelli di più grande dimensione questo problema non si risolve, specialmente nei comuni metropolitani.
Roma è peraltro un caso unico in termini di dimensioni perché ci sono 129 mila ettari. Roma contiene al suo interno i più grandi nove comuni italiani ma, al di là dell'unicità della capitale d'Italia, anche comuni come Milano, Napoli o Palermo hanno problemi analoghi se non identici.
Il problema della competenza sui fossi da attribuire ai comuni è una questione che il Parlamento potrebbe considerare, specialmente dove c'è un agglomerato urbano, con case costruite, quartieri realizzati o da edificare: insomma, dove c'è un'urbanizzazione adeguata.

PRESIDENTE. Proprio sentendo i consorzi di bonifica abbiamo verificato che essi lamentano - credo che il riferimento sia per i terreni agricoli più che per le grandi città - che, in alcuni casi, le regioni hanno mantenuto ai consorzi la competenza sui fossi e sul reticolo e, in altri, l'hanno trasferita ai comuni. Tuttavia, credo che in quel caso si tratti di comuni agricoli.

GIANCARLO D'ALESSANDRO, Assessore ai lavori pubblici del comune di Roma. Purtroppo no, presidente. Per esempio, nel Lazio esiste la contraddizione del consorzio di bonifica che, nato per le aree agricole di Maccarese, tutt'oggi vive ed ha le competenze che aveva 50 anni fa.

PRESIDENTE. Nel senso che a Maccarese si è esteso il centro urbano e, quindi, tutto ciò non ha più senso.

GIANCARLO D'ALESSANDRO, Assessore ai lavori pubblici del comune di Roma. Non ha più senso che sia un consorzio di bonifica al fine agricolo a gestire il sistema idrico o una sua parte. Recentemente si è aperta una polemica dopo che a Roma si sono verificati dei fatti alluvionali specialmente nei quartieri verso Ostia, i cui nomi richiamano le esondazioni e sono sinonimi descrittivi di una realtà (Stagni di Ostia, Bagnolo e Bagnoletto) ed in altre realtà sulla Cassia che sono gestite dai consorzi di bonifica. Ovviamente, il consorzio di bonifica si lamenta, come qualunque altro ente che riceve o deve gestire una competenza senza gli adeguati finanziamenti. Allora, è chiaro che quel consorzio non solo non ha i finanziamenti ma neanche la struttura per gestire un intervento importante.

Appare veramente strano che in una realtà dove è stata già attuata la legge Galli - quindi, esiste il servizio idrico integrato gestito da un unico gestore, cioè l'ACEA ATO2, che riguarda 114 comuni -, in alcune parti del comune di Roma ci sia un consorzio di bonifica che debba occuparsi di tale gestione, della raccolta delle acque e di tante altre attività che, comprensibili per un'area agricola, diventano incomprensibili e non funzionali per una zona ampiamente urbanizzata. Quindi, occorre definire la competenza dei comuni sui fossi.

PRESIDENTE. Perlomeno di alcuni.

GIANCARLO D'ALESSANDRO, Assessore ai lavori pubblici del comune di Roma. Siccome le aree metropolitane sono definite dalla legge n. 142 del 1990, perlomeno come elenco, almeno in quelle si potrebbe dire che i comuni intervengono, altrimenti potrebbe iniziare una problematica discussione sul concetto di area metropolitana. Quindi, i due elementi che i comuni evidenziano sono che i consorzi di bonifica nelle zone urbanizzate non hanno più ragion d'essere e che le competenze sui fossi, ai fini delle urbanizzazioni e nelle aree metropolitane, possono essere affidate direttamente ai comuni.

PRESIDENTE. Penso che se tale questione fosse messa per iscritto analiticamente, potrebbe costituire un contributo significativo. Chiaramente, anche nell'ambito delle aree metropolitane un conto è il comune di Roma, che è molto ampio, un altro sono le altre aree (conosco il comune di Milano che, viceversa, è molto piccolo, ma non la situazione, per esempio, di Napoli o di Palermo). Tuttavia, è probabile che i consorzi di bonifica, nati in passato prevalentemente con finalità di regimazione ai fini agricoli, con l'avanzare dell'urbanizzazione che si è verificata negli ultimi 100 anni, abbiano cambiato la loro funzione o abbiano avuto di fronte dei problemi diversi rispetto a quelli per i quali erano stati costituiti a suo tempo.

GIANCARLO D'ALESSANDRO, Assessore ai lavori pubblici del comune di Roma. Presidente, le segnalo una curiosità, ma che è anche un problema ed una contraddizione. Il consorzio di bonifica ha un regime tariffario che nasce dalla funzione di erogare acqua ai fini agricoli e, quindi, con altre finalità. Recentemente a Roma il consorzio di bonifica ha detto che, siccome adesso il territorio era diventato una città, doveva chiedere una tariffa come altri, mentre i cittadini romani potrebbero avvalersi del servizio idrico integrato in cui la tariffa dell'acqua è definita dalla legge Galli e dai relativi meccanismi. In questo caso si aprirebbe anche una contraddizione tariffaria.

PRESIDENTE. Tale aspetto è giusto, anzi è bene sottolinearlo.

GIANCARLO D'ALESSANDRO, Assessore ai lavori pubblici del comune di Roma. Nel nostro documento tutto ciò sarà evidenziato in modo più esplicito perché si aprirebbe una contraddizione sul regime tariffario.

PRESIDENTE. Ringrazio i nostri ospiti per la loro partecipazione e dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 14.50.

                                                                      (INDICE AUDIZIONI)