Camera dei Deputati

VIII Commissione – Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici

Presidenza dell’On. Pietro ARMANI

Indagine conoscitiva sulla programmazione delle opere idrauliche

relative ai corsi d'acqua presenti sul territorio nazionale.

 

Seduta dell’8 marzo 2005

 

Presidenza del Presidente Pietro ARMANI

Audizione di rappresentanti dell'Unione province d'Italia (UPI).

Durata 20 minuti

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla programmazione delle opere idrauliche relative ai corsi d'acqua presenti sul territorio nazionale, l'audizione di rappresentanti dell'Unione province d'Italia (UPI).
Do la parola a Massimo Rossi, presidente della provincia di Ascoli Piceno e componente dell'Ufficio di presidenza dell'UPI.

MASSIMO ROSSI, Presidente della provincia di Ascoli Piceno e componente dell'Ufficio di presidenza dell'UPI. Signor presidente, innanzitutto ringrazio lei e la Commissione per l'invito ricevuto. Indubbiamente, il tema oggetto dell'indagine conoscitiva sta molto cuore alle province, tanto è vero che - sebbene io sia stato eletto da appena otto mesi - una delle prime iniziative che ho intrapreso (alla luce di sollecitazioni provenienti dalle varie realtà territoriali) è stata quella di cercare di comprendere i criteri di distribuzione delle funzioni e delle competenze in materia di interventi idraulici sui corsi d'acqua. Avendo approfondito lo studio di dette problematiche, anche grazie alle vostre sollecitazioni, ritengo di poter affermare, a nome dell'UPI, che il quadro normativo in materia, sebbene caratterizzato da qualche elemento di criticità, non risulta essere così carente e farraginoso. La legge n. 183 del 1989, pietra miliare dell'intera disciplina, non è stata sostanzialmente intaccata dal decreto legislativo n. 112 del 1998 e prevede un quadro di competenze e di funzioni che, in qualche modo, appare efficace.
In primo luogo, il termine «competenza» va distinto dal termine «funzione». La competenza in materia rimane sostanzialmente dello Stato, in quanto quest'ultimo - secondo il dettato dell'articolo 25 della legge n. 183 del 1989 - eroga risorse a suo totale carico per intervenire attraverso programmi triennali. Viceversa le funzioni, per quanto riguarda la pianificazione degli interventi, sono attribuite alle regioni e agli enti locali sulla base dei principi di coordinamento che debbono determinarsi in materia.
Secondo noi il quadro normativo attraverso cui, sostanzialmente, si istituiscono le Autorità di bacino risulta essere funzionale perché prevede il coinvolgimento degli enti locali. Tra l'altro, riteniamo che, anche avendo a che fare con un quadro non uniforme, il relativo meccanismo, una volta avviato, sia funzionale. In effetti, i piani per l'assetto idrogeologico sono stati in larga parte approvati, anche se risulta piuttosto difficile dare un giudizio sulla loro coerenza e sull'omogeneità dei criteri utilizzati. In ogni caso questi piani ci sono: l'unico problema è rappresentato dalla organicità e dalla gestione del quadro normativo.
In questi anni, infatti, stiamo assistendo ad un graduale disimpegno da parte dello Stato per quanto concerne la gestione di questa materia. Tale disimpegno si esprime attraverso una riduzione delle risorse - mi riferisco a quelle descritte dall'articolo 25 della legge n. 183 del 1989 e finalizzate a sostenere gli interventi previsti e programmati - e l'utilizzo di canali di finanziamento diversi ed estemporanei per l'intervento sui corsi d'acqua per le opere idrauliche. Tanto per fare un esempio, stiamo assistendo all'attribuzione di finanziamenti ai più disparati enti attraverso l'utilizzo dell'otto per mille! Di contro, noi riteniamo opportuno un maggiore impegno per finanziare gli interventi nel quadro di quanto previsto dalla legge n. 183 del 1989 e chiediamo di evitare interventi attraverso altri strumenti e canali. La scarsa chiarezza da parte dello Stato, che giustifica e valorizza l'iniziativa intrapresa da questa Commissione, risulta evidente anche dalla riforma della legge n. 267 del 2000 - in fase di predisposizione da parte dei vari ministeri - per quanto attiene alle funzioni fondamentali delle province.
Infatti, nel testo prodotto dal Ministero dell'interno (che noi abbiamo acquisito), di concerto con il Ministero per le riforme istituzionali, in relazione alle funzioni fondamentali in materia di territorio, ambiente e infrastrutture delle province, al punto 3 si parla di programmazione, pianificazione e gestione integrata degli interventi in difesa del suolo, delle coste, delle opere idrauliche e del demanio idrico. In effetti, la definizione di queste funzioni sembra incoerente con il quadro normativo, perché la programmazione si attua attraverso la definizione delle risorse (si potrebbe parlare di pianificazione, ma non di programmazione). Quindi, considerato il quadro normativo e visto che la competenza è dello Stato, non comprendiamo come le province possano esercitare questa programmazione. La stessa pianificazione, in realtà, è attribuita alle Autorità di bacino, all'interno delle quali le province sono giustamente rappresentate.
Non a caso l'UPI, proprio in questi giorni, sta discutendo, dopo averlo approvato nell'Ufficio di presidenza, un testo che mira ad articolare una proposta nei confronti degli organismi dei ministeri preposti, che definisca in maniera più coerente - proprio per evitare ulteriori confusioni - le funzioni e le competenze delle province in materia; tant'è vero che - lo constatavo con soddisfazione questa mattina (sono arrivato a queste deduzioni da solo), ragionando in vista di questa audizione, dopo aver acquisito il testo prodotto dall'Ufficio di presidenza dell'UPI - si parla di progettazione, realizzazione, gestione delle opere idrauliche e del demanio idrico, compresi gli atti di concessione e le funzioni di pulizia idraulica delle acque. Questo ci sembra coerente con il quadro normativo esistente; infatti, questa definizione delle funzioni e delle competenze fondamentali delle province ci sembra tale da non ingenerare ulteriore confusione.
In sostanza, noi dell'UPI auspichiamo - in questa sede non possiamo fare altro, perché sappiamo che, con il decreto legislativo n. 112 del 1998, le funzioni sono state trasferite alle regioni e agli enti locali (quindi saranno le regioni poi a disciplinare, nella propria autonomia, il quadro di coordinamento di queste funzioni in ambito regionale) - una omogeneità nella definizione di questo quadro di funzioni a livello regionale, che veda coinvolti gli enti locali nella pianificazione (come è già avvenuto per molte altre realtà). Auspichiamo un adeguato coinvolgimento degli enti locali nella fase di pianificazione e di programmazione, al fine di realizzare un altrettanto adeguato coordinamento, con una attribuzione piena delle funzioni di progettazione, realizzazione e gestione delle opere idrauliche.
Riteniamo che l'ambito di governo provinciale, coinvolgendo un'area vasta, sia quello ottimale per la gestione degli interventi sui corsi d'acqua. Infatti, occorre evitare che questi ultimi siano gestiti da soggetti diversi senza un coordinamento nella fase di gestione delle province, perché altrimenti si rischierebbero interventi contrastanti ed interferenti. Quindi, laddove le province riterranno di avvalersi, come sta accadendo in molte regioni, dei consorzi di bonifica piuttosto che dei comuni, potranno e dovranno farlo (perché questo è compatibile); tuttavia, occorre che il quadro delle competenze in materia di progettazione, realizzazione e gestione di queste opere idrauliche sia attribuito in maniera chiara alle province stesse.
Ovviamente, l'ultimo aspetto che mi sento di dover sottolineare ulteriormente - l'ho già detto - è quello della programmazione delle risorse. Ripeto e sottolineo che esiste veramente la difficoltà nel governare queste dinamiche fluviali attraverso gli interventi, perché il quadro delle risorse è scarso. Mi risulta che l'ultimo «taglio» abbia interessato gli oltre 200 milioni di euro programmati per l'ultimo anno del triennio 2001-2003; questo determinerà un mancato finanziamento della legge n. 183 del 1989 per l'anno in corso. Si tratta di una scarsità di risorse che poi rinveniamo anche per quanto riguarda gli aspetti della manutenzione e sappiamo come la manutenzione delle opere sia fondamentale per evitare quei fenomeni che si verificano in occasione di avversità meteorologiche. Ci sentiamo, quindi, in dovere di sottolineare questa difficoltà, alla quale si sopperisce molto spesso - posso testimoniarlo perché la mia provincia recentemente ha approvato il bilancio - con fondi propri; ciò non è coerente con il quadro normativo esistente, ma è necessario proprio per far fronte alle effettive necessità.
Occorrono dunque maggiori risorse e una maggiore coerenza nella loro erogazione, in linea con quanto definito dalla legge n. 183 del 1989. Le risorse devono passare per una programmazione da effettuarsi, come la stessa legge prevede, tenendo conto dei programmi di intervento prodotti dalle Autorità di bacino, di cui lo Stato tiene conto per realizzare la programmazione finanziaria.
Sento il dovere di esprimere il nostro punto di vista in ordine ad uno degli aspetti contenuti nel documento di apertura di questo lavoro d'indagine, che riguarda l'attuazione del comma 10-bis dell'articolo 4 del decreto-legge n. 576 del 1996. Non so se esso sia ancora vigente (perché questo provvedimento era a termine) o se sia stato prorogato; ritengo comunque che la problematica debba essere affrontata senza tabù. Il prelievo di materiali dagli alvei per prevenire situazioni di pericolo e per la rimessa in pristino di situazioni preesistenti deve avvenire. Non possiamo però ignorare le difficoltà legate alla rilevanza che assume la presenza di questi materiali nei corsi d'acqua in relazione ai problemi della costa (il minor trasporto o il prelievo di questi materiali fa venir meno un apporto necessario per la salvaguardia delle linee di costa, così come per la stessa struttura delle foci e dei corsi d'acqua). Questo non significa che tali interventi non debbano essere realizzati, ma, visti gli interessi in gioco e considerate le difficoltà di un controllo effettivo nelle fasi del prelievo di questi materiali importanti per le dinamiche fluviali (e per altre dinamiche legate alle linee di costa), probabilmente, come avviene nella mia regione (le Marche), il prelievo di questi materiali deve essere vincolato a piani d'uso legati ad interventi di interesse pubblico sul territorio, quali il ripascimento della costa, o a sistemazioni idrogeologiche, in modo tale da non sovrapporre queste attività di manutenzione con quelle di escavazione finalizzate a risultati di carattere economico.

PRESIDENTE. Do ora la parola ai colleghi che intendano porre questioni o chiedere chiarimenti.

FRANCESCO STRADELLA. Signor presidente, tralascio le considerazioni che venivano svolte con riferimento alla rappresentanza «sindacale» di un organismo della pubblica amministrazione. Comprendo l'ansia, da parte delle province, di svolgere un ruolo effettivo nella gestione del territorio. Tuttavia, mi pare che già l'attribuzione ad esse del patrimonio stradale, ad esempio, dimostri come sia la realizzazione di alcune opere pubbliche sia la gestione del territorio in taluni settori non possano essere effettuate «a macchia di leopardo». A mio avviso, costituisce un pericolo l'assegnazione alle province della progettazione e della realizzazione. Infatti, se è vera la considerazione svolta dal rappresentante dell'Autorità di bacino dell'Arno, secondo la quale occorre valutare la propagazione degli effetti degli interventi, nel caso in cui una provincia effettuasse un intervento e un'altra, il cui territorio fosse localizzato più a valle, non intervenisse affatto, tutto si tradurrebbe in un disastro.
È sufficiente guardare a quanto avviene riguardo alla rete stradale. La provincia di Alessandria, ad esempio, nella quale risiedo, deve mantenere un patrimonio stradale molto esteso e si distingue, in questo, dalle province limitrofe, quelle di Asti e di Vercelli, che hanno minori impegni ed effettuano una migliore gestione; è sufficiente valutare quindi lo stato delle strade, senza leggere le segnalazioni stradali, per capire di essere passati da una provincia ad un'altra.
La provincia ha una funzione importantissima di monitoraggio, di consultazione e di indicazione delle situazioni. Del resto, la stessa constatazione che lei ha svolto in conclusione, quando ha affermato che il prelievo di prodotti lapidei deve essere effettuato anche in considerazione dell'effetto che si crea sulla parte in cui si effettua il prelievo, sta a dimostrare che questo non può essere effettuato da una provincia che non abbia l'affaccio sul mare, perché lo farebbe prescindendo dalle conseguenze che si possono determinare sulla costa (e l'intervento non sarebbe quindi organico).
Credo che tutti debbano svolgere un ruolo ma trattandosi, tra l'altro, della sicurezza di persone e cose che si trovano sul territorio, l'intervento può essere effettuato soltanto da un organismo che tenga conto di tutto il corso del fiume, ed in relazione a tutto il bacino imbrifero, non invece «a macchia di leopardo». Quest'ultimo, infatti, sarebbe il modo peggiore di intervenire, con le conseguenze più nefaste per il territorio.

PRESIDENTE. Invito il presidente della provincia di Ascoli Piceno, Massimo Rossi, ad una replica.

MASSIMO ROSSI, Presidente della provincia di Ascoli Piceno e componente dell'Ufficio di presidenza dell'UPI. In realtà, nel testo elaborato dal Ministero dell'interno sono attribuite alle province non soltanto le funzioni di gestione integrata degli interventi di difesa del suolo e delle opere idrauliche ma, addirittura, la programmazione e la pianificazione. Il fatto che io affermi, in questa sede, che a noi dovrebbero competere, per coerenza, la progettazione e la gestione di queste opere - ridimensionando, per certi versi, il nostro ruolo - dimostra come io non chieda in maniera «sindacale» il massimo delle funzioni possibili. In realtà, ho già chiarito, anche se forse non efficacemente, quali interventi noi dovremmo realizzare e quali stiamo effettuando. Sto parlando, infatti, di un quadro di funzioni che in molte regioni già sono svolte. Si tratta di interventi che devono essere contenuti nei piani di bacino e nei PAI. Questi ultimi, come sapete, sono stati già approvati in larga misura e prevedono la definizione dell'area di rischio, i vincoli e il programma degli interventi. Allora, quando procedono alla programmazione triennale, prevista dall'articolo 21 della legge n. 183 del 1989, per dare scansione temporale e programmazione a questi interventi, sulla base di quelle priorità, le province non fanno altro che incaricarsi dell'attuazione, in termini di gestione di quelle risorse, degli interventi realizzati con criteri omogenei lungo i tratti di loro competenza. Non vedo chi possa farsi carico materialmente degli interventi se non le province che, in questo senso, sono sollecitate dai comuni che riconoscono loro questo ruolo.
Tra l'altro, ho ricoperto, per nove anni, la carica di sindaco di un comune il cui territorio è attraversato da un fiume. Le assicuro che questo è il ruolo delle province nella gestione. Inoltre, nella regione Marche, come in altre regioni, le stesse province hanno ereditato gli uffici del Genio civile, che sono stati ad esse trasferiti materialmente, con tanto di risorse umane e finanziarie. Questi uffici possiedono il know-how, le competenze per effettuare gli interventi di manutenzione e di disciplina idraulica sui corsi d'acqua. In questa ottica, siamo a disposizione e riteniamo di poter svolgere questo ruolo.
Come ripeto - e in questo sono perfettamente d'accordo con lei - questa gestione dev'essere effettuata nel quadro di una pianificazione e di una programmazione realizzata nell'ambito di bacini. Infatti, come lei ha ricordato, deve essere preso in considerazione il bacino nella sua integrità, perché occorre tenere conto della propagazione degli effetti degli interventi. Siamo perfettamente d'accordo su questo punto e per tale ragione ho ribadito che la citata legge n. 183, quanto al quadro delle competenze, opera correttamente. Si tratta di definire meglio il ruolo delle province alla luce, tra l'altro, dei piani di coordinamento territoriale. Il testo unico vigente afferma, infatti, che nell'ambito dei piani di coordinamento territoriale, le province indicano le linee di intervento per la sistemazione idraulica. Proprio in coerenza con questa e con altre competenze già riconosciute alle province, al fine di evitare situazioni di scarsa democraticità delle determinazioni in materia, e non solo, noi dobbiamo riuscire a definire, senza foga di carattere «sindacale», quanto è più coerente riguardo ai cicli naturali delle acque.

PRESIDENTE. Ringrazio gli intervenuti e dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 13,25.

 

                                                                      (INDICE AUDIZIONI)