Camera dei Deputati

VIII Commissione – Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici

Presidenza dell’On. Pietro ARMANI

Indagine conoscitiva sulla programmazione delle opere idrauliche

relative ai corsi d'acqua presenti sul territorio nazionale.

 

Seduta dell’8 febbraio 2005

 

Presidenza del Presidente Pietro ARMANI

La seduta comincia alle 13,40.

Audizione di rappresentanti dell'Agenzia interregionale per il fiume Po (AIPO).

Durata 50 minuti

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla programmazione delle opere idrauliche relative ai corsi d'acqua presenti sul territorio nazionale, l'audizione di rappresentanti dell'Agenzia interregionale per il fiume Po (AIPO).
Ringrazio i rappresentanti dell'AIPO per aver corrisposto all'invito della Commissione a partecipare alla seduta odierna e rendo noto ai colleghi che i nostri ospiti hanno cortesemente consegnato alla Commissione una documentazione, di cui autorizzo la pubblicazione in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna.
Do la parola al presidente dell'AIPO, professor Marioluigi Bruschini, che è accompagnato dall'ingegner Piero Vincenzo Telesca.

MARIOLUIGI BRUSCHINI, Presidente dell'AIPO. Rivolgo un saluto ai componenti la Commissione e sottolineo l'importanza della questione relativa all'Agenzia interregionale per il fiume Po. L'AIPO vive, in pratica, da tre anni ed ha preso il posto del Magistrato per il Po, costituito nel 1959 dopo la rotta di Occhiobello e quella del Polesine del 1951. Si tratta della prima applicazione regionale, del primo esempio di organismo gestito dalle quattro regioni interessate: l'Emilia-Romagna, la Lombardia, il Piemonte e il Veneto.
Pur essendo assessore in Emilia-Romagna, vi parlo a nome di tutti i colleghi delle regioni appena ricordate (mentre per quanto riguarda una piccola parte del bacino del Po, cioè i rami sorgentizi della Bormida e del Tanaro, essi non sono entrati nell'AIPO pur facendo parte dell'Autorità di bacino del Po, così come per la Valle d'Aosta con la Dora Baltea, che non è nell'AIPO anche se come concetto di bacino vi rientra).
L'Agenzia interregionale si è trovata a ricevere l'eredità del vecchio Magistrato per il Po. Le sue competenze riguardano la gestione delle opere idrauliche sui tratti di fiumi di prima, seconda e terza categoria.

PRESIDENTE. Qual è la distinzione tra prima, seconda e terza categoria?

MARIOLUIGI BRUSCHINI, Presidente dell'AIPO. La distinzione è la seguente. La prima categoria riguarda i tratti di fiume che, come nel caso del Reno, appartengono a due diversi paesi europei (Francia e Germania). La seconda categoria è il Po e comprende tutti i tratti arginati, cioè con argini maestri. Il concetto di argine maestro è molto importante perché in caso di collassamento di un tratto le conseguenze sono facilmente prevedibili.

PRESIDENTE. I miei antenati avevano una casa sul Crostolo che è stata travolta nel 1966!

MARIOLUIGI BRUSCHINI, Presidente dell'AIPO. Abbiamo costruito una cassa di espansione sul Crostolo.

PRESIDENTE. Ricordo che io e mia moglie ci recammo a Santa Vittoria di Gualtieri per vedere cosa fosse accaduto alla casa (ormai non più di mia proprietà, ma di parenti) però non riuscimmo a trovarla. Incontrammo allora un signore anziano in bicicletta che sull'accaduto fece una battuta: disse che il Crostolo avrebbe dovuto rompere gli argini a Guastalla, ma lì c'era il vescovo!

MARIOLUIGI BRUSCHINI, Presidente dell'AIPO. Di fronte a certi poteri anche l'ingegneria idraulica si piega!
Mi fa piacere che lei abbia dei legami con il Crostolo che, pur essendo un piccolo affluente del Po, è comunque assai temibile. Per questo motivo, abbiamo fatto costruire una cassa di espansione per decapitare eventuali onde di piena e garantire più sicurezza a quell'area. Le seconde categorie comprendono, quindi, come dicevo, tutti i tratti arginati.
Le terze categorie, invece, riguardano quei tratti di affluenti del Po (come il Taro, la Trebbia nel piacentino o la Secchia nel modenese) che non sono arginati e però rivestono grande importanza dal punto di vista idraulico, perché hanno delle portate di piena, anche cinquantennale, dai culmini notevolmente pericolosi.
Pertanto, il primo compito dell'AIPO riguarda la gestione di tutte le opere idrauliche sulle prime, seconde e terze categorie.

PRESIDENTE. Quindi, anche i dragaggi?

MARIOLUIGI BRUSCHINI, Presidente dell'AIPO. Certamente, così come tutto quanto compete alla officiosità idraulica del tratto del fiume o torrente in questione: insomma, sono compresi tutti gli interventi che noi chiamiamo di manutenzione ordinaria o straordinaria, soprattutto a scopo preventivo.
Inoltre, l'AIPO svolge compiti di polizia idraulica, sempre sui tratti di fiume che ho caratterizzato poc'anzi, di sorveglianza delle opere idrauliche, di controllo e repressione degli abusi e via dicendo. Vi è poi il famoso servizio di piena, cioè quell'attività che studia le piene con modelli matematici e gestisce tutte le reti idropluviometriche disposte nel bacino e, quando si verificano le piene, garantisce una presenza 24 ore su 24, per gestire tali eventi sugli argini.
Questi sono i compiti istitutivi dell'AIPO che, come ho già ricordato, opera da circa tre anni: in questo lasso di tempo le quattro regioni, che hanno lavorato con una concordia ed un senso di fraternità notevoli, si sono fatte carico del rinnovamento strutturale, con il passaggio da quello che era un organismo statale - il Magistrato per il Po, alle dipendenze del Ministero delle infrastrutture - alla configurazione di un rapporto contrattuale di lavoro regionale, con un conseguente aumento delle retribuzioni. Abbiamo infatti introdotto alcuni meccanismi, come le posizioni organizzative, per incentivare anche la crescita dei quadri interni.
Per tutto quanto attiene alle maggiori spese, come recita il decreto legislativo n. 112 del 1998, lo Stato ha trasferito le funzioni, ma a «costo zero». Gli stipendi sono dunque identici a quelli erogati tre anni fa: ovviamente, in questo momento paghiamo stipendi per il personale decisamente maggiori ed il cui onere è stato accollato alle regioni.

PRESIDENTE. Speriamo dunque che, a fronte di maggiori costi, vi sia stato un incremento di produttività.

MARIOLUIGI BRUSCHINI, Presidente dell'AIPO. Su questo profilo non c'è il minimo dubbio. Tuttavia, il problema reale è un altro: nella giornata di lunedì prossimo in quel di Parma - ci ha garantito la sua presenza il direttore generale del Ministero dell'ambiente, Togni - presenteremo un piano straordinario di interventi per l'anno 2005. Quello che devo dire, in scienza e coscienza, è che, concluso quest'ultimo sforzo - si tratta di grandi opere che coinvolgeranno anche l'annata 2006 - l'Agenzia interregionale per il Po, a partire dal 2007, si troverà ad avere soltanto qualche finanziamento previsto dal decreto legislativo n. 112 del 1998 per la manutenzione ordinaria, ma non disporrà più di alcun fondo per opere strutturali, al fine di intervenire su quei nodi critici mesi in rilievo dall'Autorità nazionale di bacino del Po.
Quest'ultima, come riportato nelle relazioni che abbiamo fornito alla Commissione, ha individuato tutte le esigenze strutturali di base dell'intero bacino del Po, compresi affluenti e subaffluenti, indicando inoltre alcuni punti critici, ovvero quelli più vulnerabili dell'intero sistema, nei quali, di fronte ad un evento meteo-climatico di un certo livello, vi sarebbero effetti devastanti. Per ottemperare a quanto indicato dall'Autorità di bacino, il cui presidente è il ministro dell'ambiente, non abbiamo un euro a partire dal 2006! Infatti, non vi sono, allo stato attuale, canali di finanziamento specifici per la questione del bacino del Po.
Le rivolgo, presidente, un appello accorato da parte delle quattro regioni (parlo quindi a nome anche dei colleghi Ferrero, Moneta e Giorgetti) dal momento che quanto le dico è stato concordato con esse: ebbene, ad avviso di queste regioni la questione del Po riveste carattere nazionale. La «messa progressiva», con una costanza di finanziamenti per un certo numero di anni, del bacino del Po, è condicio sine qua non per fare in modo che questo segmento socio-economico, che in così grande parte contribuisce alla ricchezza complessiva del paese, possa essere mantenuto. È una questione nazionale: come regioni, se pure siamo in grado da sole di mantenere in funzione la macchina del Po, non siamo in grado di farlo in mancanza di uno sforzo programmatorio e pianificatorio dello Stato, proprio per garantire l'intervento su quei punti critici che l'Autorità nazionale di bacino del Po indica, come si può evincere dalla documentazione che abbiamo prodotto.
Questo è il punto fondamentale: ad esempio, siamo di fronte all'esigenza di mettere in sicurezza idraulica una città importante come Parma, sede dell'Authority alimentare in campo europeo; stiamo tentando faticosamente di realizzare le casse di espansione a monte della città, in corrispondenza del torrente Parma. Questo è un esempio di uno di quei nodi critici che nei prossimi anni richiederanno un intervento programmatorio.
Essenzialmente, il problema politico fondamentale che le quattro regioni dell'AIPO si trovano di fronte è quello che vi ho appena testimoniato. Per quanto riguarda i canali di finanziamento, si sta ormai estinguendo il famoso piano stralcio 45, in passato «motore» del vecchio Magistrato per il Po. Ormai l'ordinanza di protezione civile n. 3090, riferita agli eventi alluvionali dell'ottobre 2000, è stata privata di effetti dal capo Dipartimento della protezione civile Bertolaso a partire dal 31 dicembre 2004. Pertanto, tutti i finanziamenti dei quali potevamo disporre per eventi eccezionali, attraverso canali di protezione civile, si stanno ormai estinguendo. Con i lavori che andremo ad effettuare nei prossimi anni, i fondi saranno esauriti.
Si pone quindi drammaticamente il problema di come questa Agenzia interregionale per il Po potrà fare fronte alle pesantissime responsabilità che ha ereditato dal vecchio Magistrato per il Po.
In linea generale, avrei concluso la relazione «politica» a nome delle quattro regioni: all'ingegner Telesca, direttore dell'AIPO, lascerei una serie di considerazioni sui nodi critici.

PRESIDENTE. Prescindendo dal problema dei fondi, sicuramente il bacino del Po rappresenta una grande infrastruttura nazionale, se non altro perché abbraccia quattro regioni. Lei ha accennato ad interventi di carattere strutturale: vorrei chiarimenti al riguardo, perché ci interessa in particolare il bacino del Po, compresi gli affluenti, il problema dei dragaggi. Mi si dice che vi sono iniziative di carattere «non regolamentato»: le imprese che raccolgono questo materiale, anche per esigenze di costruzione, lo fanno talvolta avendo chiesto un'autorizzazione, ma utilizzando poi questa autorizzazione...

MARIOLUIGI BRUSCHINI, Presidente dell'AIPO. Triplicando o quadruplicando rispetto all'autorizzazione di base.

PRESIDENTE. D'altra parte, il dragaggio è un fatto importante perché se ogni anno dalle Alpi e dall'Appennino si scaricano continuamente inerti, attraverso il dragaggio si può evitare che gli argini diventino sempre più alti alla stregua di vere e proprie dighe. Questo è un primo problema e bisognerebbe cercare di capire come intervenire secondo le competenze. In secondo luogo, c'è il problema del ritorno alla navigabilità del Po. Quando c'è stato un abbassamento, due estati fa, sono state aperte delle dighe in montagna per ridare tale possibilità.
Vorrei che lei ci illustrasse il suo pensiero su questi due aspetti, anche alla luce degli interventi di carattere strutturale che avete programmato, per i quali - giustamente - chiedete un intervento a livello nazionale, posto che siamo di fronte ad una vera e propria infrastruttura, al pari di tante altre: come esiste il corridoio n. 5, qui c'è un grande corridoio est-ovest che all'epoca di Leonardo da Vinci era navigabile. Non si capisce per quale ragione, sia pure con i limiti dovuti al tipo di natanti che potranno essere utilizzati, non si possa tornare, almeno in parte, a navigare su questo fiume.

MARIOLUIGI BRUSCHINI, Presidente dell'AIPO. Per quanto riguarda il problema dell'escavazione in porte e reni golenali in alveo, ci troviamo di fronte ad una situazione idraulica particolare perché il canale di magra del Po, cioè il settore dell'alveo centrale, si sta incidendo ed approfondendo sempre di più. Questo fatto porta ad alcuni problemi.
Il canale di magra ha una larghezza varia, nell'ordine di decine di metri: 30-40-50 metri.
Tale canale centrale si chiama, in gergo tecnico, di magra e si sta incidendo ed erodendo sempre di più. Da ciò deriva che i terreni golenali molto spesso aumentano il differenziale rispetto al canale di magra. A questo proposito c'è il grande problema delle escavazioni sul terreno golenale; ne ho parlato anche in sede di comitato istituzionale del bacino del Po, sottoponendolo all'attenzione del ministro competente in materia e dando alcune indicazioni.

PRESIDENTE. Quando lei afferma che il canale di magra si approfondisce sempre di più mentre le escavazioni avvengono sulle aree golenali, cioè ai lati del canale di magra, intende dire che queste escavazioni sulle aree golenali determinano poi l'approfondimento del canale di magra?

MARIOLUIGI BRUSCHINI, Presidente dell'AIPO. Non mi permetto assolutamente di dare delle interpretazioni.

PRESIDENTE. Esiste un rapporto di causa-effetto?

MARIOLUIGI BRUSCHINI, Presidente dell'AIPO. In idraulica è un po' complicato il rapporto di causa ed effetto, perché ci troviamo di fronte a sistemi che possiamo comprendere meglio con una epistemologia non tanto lineare, di causa ed effetto, bensì di circolarità. È difficile affermare che A sia la causa di B e B quella di C: è molto azzardato. Su questo punto potrà comunque illuminarci meglio l'ingegner Telesca. Più semplicemente, intendevo darle un quadro oggettivo per avere degli elementi in più di valutazione.
Inoltre, abbiamo una situazione di illegalità diffusa rispetto alle norme esistenti e ciò è testimoniato anche dalle iniziative delle varie procure della Repubblica, come quella di Reggio Emilia. Ultimamente è arrivata anche una denuncia da parte del presidente della provincia di Mantova che ha innescato un'altra procedura, sempre da parte della procura della Repubblica di Reggio Emilia. Noi, come regione Emilia-Romagna, ci affidiamo all'ARNI, l'Agenzia regionale per la navigazione interna (un'agenzia che, pur essendo della regione Emilia-Romagna, ha convenzioni e protocolli di intesa anche con tutte le altre regioni). La navigabilità del Po costituisce una questione di fondamentale importanza (io sono di Piacenza e, personalmente, mi sono sempre battuto in favore della navigabilità del fiume). Il Po, sia la riva destra, sia la riva sinistra, costituisce un unico sistema e le varie problematiche vanno affrontate con una visione sistemica, integrata: non si può intervenire in maniera difforme sulla sponda destra rispetto alla sinistra o viceversa.
Noi abbiamo messo in essere una metodologia, attraverso un controllo satellitare GPS, per impedire i prelievi illegali, che sono abbastanza diffusi, al di fuori di ogni programmazione ed iniziative stabilite. Molto spesso vi è uno spirito imprenditoriale un po' eccessivo. Tuttavia effettivamente, a seguito di studi idraulici che garantiscono la sicurezza dal punto di vista idraulico, c'è la possibilità che una determinata escavazione non comporti danni. Se prima ho affermato che si incide e si approfondisce l'alveo centrale mentre si innalzano i terreni golenali, vi è la possibilità di estrarre del materiale, in certi punti delle golene, senza sconvolgere l'idraulica e la sicurezza. Si tratterebbe, però, di individuare una cornice nell'ambito della quale effettuare tali prelievi.
Il PAI - piano stralcio per l'assetto idrogeologico attuale - fatto dall'autorità di bacino (peraltro, ricordo che siamo stati la prima autorità di bacino ad approvarlo nei tempi debiti, canonici, nel 2000) è ora molto rigoroso e rigido. Anche per interventi di recupero naturalistico occorre rispettare le dimensioni di metri cubi del materiale che si può prelevare. Vi sono quindi, per il momento, molti vincoli imposti dal piano stralcio per l'assetto idrogeologico.

PRESIDENTE. Se c'è un piano, questo va rispettato.

MARIOLUIGI BRUSCHINI, Presidente dell'AIPO. Per quanto riguarda la navigazione - altro aspetto da lei posto in rilievo - c'è un punto che deve essere superato; si tratta del famoso sbarramento dell'ENEL di Isola Serafini, in provincia di Piacenza, che impedisce la navigazione da Pavia, Piacenza, Cremona, Mantova per il tratto di Mincio, fino a Ferrara. È nei programmi e esistono già i fondi.

PRESIDENTE. C'è anche il problema del porto di Cremona?

MARIOLUIGI BRUSCHINI, Presidente dell'AIPO. Esistono anche altri, svariati problemi, però la navigabilità del Po, di qui a pochi anni, sarà un tema pronto a rivestire carattere nazionale. Per questo motivo, quando le nostre quattro regioni affermano che la questione del Po ha carattere nazionale, ciò vale non solo dal punto di vista della sicurezza idraulica, ma anche da quello della navigabilità del fiume, cioè della gestione, della governance - per usare un termine anglofono oggi di moda - dell'intero fiume e di tutte le attività antropiche che su di esso si possono sviluppare: turistiche, di nicchia, naturalistiche e via dicendo.
Peccato che un solo grande scrittore abbia scritto un romanzo sul Po (penso a Bacchelli con il suo Mulino del Po). Se fossimo in un altro paese, decine di romanzieri avrebbero scritto su questo fiume. Purtroppo, in Italia non abbiamo mai dato al nostro grande fiume l'attenzione che meritava.

PRESIDENTE. La ringrazio per il suo intervento. Do ora la parola all'ingegner Piero Vincenzo Telesca, direttore generale dell'AIPO.

PIERO VINCENZO TELESCA, Direttore generale dell'AIPO. Sulla questione delle cosiddette ruspe, delle quali si parla in alcuni consessi, occorre dire che l'argomento ci crea qualche difficoltà, volendo dare una risposta tecnica. Vivo in Piemonte da trent'anni e mi sono sempre occupato di difesa del suolo, prima in qualità di funzionario della regione ed ora presso questa Agenzia.
Devo dire che a partire dagli anni '70, e in particolare dal 1978, vi è stata una forte avversione rispetto all'estrazione di materiali lapidei nei corsi d'acqua; mi riferisco al demanio. Questa era più che giustificata perché negli anni successivi al dopoguerra vi è stato il vandalismo sui corsi d'acqua. Le piene che si sono succedute in quel periodo hanno mostrato che gli abbassamenti degli argini erano notevoli e che molte strutture, compresi i ponti, sono crollate per tali motivi.

PRESIDENTE. Forse perché i prelievi erano effettuati addirittura sugli argini.

PIERO VINCENZO TELESCA, Direttore generale dell'AIPO. No, non siamo a questi livelli. Tuttavia i prelievi erano effettuati senza controlli e - pur non avendo elementi tecnici a supporto - probabilmente l'abitudine era quella di autorizzarne uno per effettuarne una pluralità.
Nel ventennio successivo, e quindi sino ai giorni nostri, si registra un'inversione di tendenza: vi sono dati relativi al passato che riguardano l'asta principale del Po, con riferimento alla parte del ferrarese e del mantovano, nella quale ancora vi sono danni provocati nel primo ventennio dopo la guerra. Vi sono invece situazioni, sulle cosiddette terze categorie o sui corsi d'acqua di competenza regionale, rispetto alle quali i sopralluvionamenti sono notevoli.
Esiste quindi un «gioco morfologico» che va riequilibrato attraverso una serie di piani. In tal senso, l'Autorità di bacino ha redatto il piano per l'assetto idrogeologico ed attualmente è all'attenzione di questa una direttiva tecnica per specificare le modalità di azione e garantire l'ufficiosità dei corsi d'acqua. Parlo del demanio e non dei piani golenali, perché rispetto a questi ultimi vi sono proprietà private, ad esempio cave, legate alle concessioni per l'estrazione di materiali lapidei.

PRESIDENTE. Nei terreni golenali vi sono proprietà private?

PIERO VINCENZO TELESCA, Direttore generale dell'AIPO. Certamente: la maggior parte dei terreni golenali sono rappresentati da terreni privati. L'attività principale è quella di estrazione (cave) o agricola (la pioppicoltura).

PRESIDENTE. Vi possono essere anche attività di natura agricola...

PIERO VINCENZO TELESCA, Direttore generale dell'AIPO. Del resto, come lei sa, il piano per l'assetto idrogeologico è redatto a sensi della legge n. 183 del 1989, normativa tesa allo sviluppo economico e sociale; essa tiene conto dunque di tutte le componenti dal punto di vista tecnico. A mio avviso, l'autorità di idraulica e quella di bacino si dovrebbero muovere in modo concorde per individuare una direttiva sulle modalità di gestione dell'estrazione di materiali in alveo.
Credo che questo rappresenti l'obiettivo principale; sicuramente non possiamo escludere che vi siano estrazioni abusive. Le inchieste in corso lo dimostrano, nonostante il nostro impegno come struttura di controllo che dispone di una moltitudine di cosiddetti sorveglianti idraulici, i quali monitorano il territorio, compresi tutti gli affluenti (l'Adda, il Sesia, il Tanaro e gli altri fiumi). Vi è un coacervo strutturale di una serie di affluenti di un certo rango che deve essere considerato nel suo complesso.
Per quanto concerne le situazioni riscontrabili nell'alveo del Po, nella parte navigabile, o che comunque potrebbe essere potenzialmente navigabile, occorre tenere in considerazione cosa succede a monte; il piano, in questa direzione, indicherà una serie di soluzioni.
Su uno dei profili che ha interessato questa Commissione, relativo al grado di attuazione dell'articolo 10-bis della legge n. 677, devo dire che tale disposto, in passato parte di una ordinanza, terminerà la sua efficacia alla fine di quest'anno. Varrebbe la pena non privare di effetti tale articolo di legge, cercando di predisporre un piano, da porre all'attenzione dell'Autorità di bacino, per comprendere quali debbano essere le valenze tecniche per sanare questa situazione che è difforme, nel senso che se a valle è grave per motivi di abbassamento, lo è altrettanto a monte, dove si verificano i sovralluvionamenti.
Occorre individuare soluzioni tecniche che consentano un bilancio di trasporto solido fra situazione a monte e situazione a valle, per trovare una condizione di equilibrio che, riferita ai corsi d'acqua, può essere un'espressione «forte».
Per quanto riguarda le parti strutturali, se pensiamo al Po come potenziale via fluviale di trasporto, io la vedrei alla stregua di una infrastruttura.

PRESIDENTE. Bisognerebbe applicare dunque la legge obiettivo.

PIERO VINCENZO TELESCA, Direttore generale dell'AIPO. Tant'è che lo stesso comitato di indirizzo, lo scorso anno, deliberò nel senso di applicare la legge obiettivo, considerando il Po come un'infrastruttura. Sicuramente adesso le sue infrastrutture sono poste a difesa di grandi infrastrutture - l'Alta velocità e le autostrade - e i due aspetti non possono essere disgiunti.
Abbiamo detto quindi che se il Po deve essere considerato alla stregua di un'infrastruttura, è necessario che i nodi critici siano risolti, dal momento che le conseguenze da essi derivanti rappresentano grandi problemi. Se il Po deve essere navigabile, le confluenze rappresentate dagli affluenti Adda, Tanaro, vanno trattate in un certo modo, perché possa essere controllato il trasporto solido.
Vanno poi controllate anche le città - ed in tal senso stiamo lavorando con grandi sacrifici - per realizzare, ad esempio, a Parma una cassa di espansione, un sito molto ampio dove si raccoglie l'acqua durante la piena (una sorta di vasca da bagno), che consente di eliminare i picchi di piena. In tal modo, si difende la città.

PRESIDENTE. Mi sembra di ricordare che anche il Ticino, presso Pavia, presenti qualche problema.

PIERO VINCENZO TELESCA, Direttore generale dell'AIPO. Infatti, il Ticino presenta un problema di regolazione perché presso il lago Maggiore questa non può essere superiore a quella che riusciamo a garantire in questo momento. Vi sono quindi problemi legati ai livelli idrici piuttosto grandi, soprattutto nella zona di Pavia, dove si risente del fatto che il Po sia alto.

PRESIDENTE. In effetti a volte, presso il ponte della Becca, il livello del fiume è molto alto.

PIERO VINCENZO TELESCA, Direttore generale dell'AIPO. Noi abbiamo commissionato uno studio per individuare le migliori possibilità di regolazione per gestire il fenomeno della piena, perché anche quello è un nodo critico: tutto questo ammonta ad un miliardo e 107 mila euro, per gli interventi più immediati. Il piano per l'assetto idrogeologico prevede nel ventennio di gestione circa 7 mila miliardi di euro, 14 milioni di vecchie lire! Questo solo sulle aste di competenza AIPO; se infatti pensiamo alle aste regionali, superiamo i 20 mila miliardi di vecchie lire.

PRESIDENTE. Per questa ragione occorre fare uscire tali spese dal Patto di stabilità e crescita, altrimenti non c'è soluzione.

PIERO VINCENZO TELESCA, Direttore generale dell'AIPO. Mi sono occupato della legge n. 183 del 1989, presso la regione Piemonte, come coordinatore interregionale. Devo dire che dopo l'approvazione di questa legge, dopo il 1989, eravamo tutti contenti di avere finalmente una legge destinata alla difesa del suolo, se pure a fronte di risorse non enormi ma sicure. Oggi questo non avviene più.
Non solo, nei primi anni la gestione era finalizzata soltanto sulla fase transitoria di applicazione della norma che prevedeva i cosiddetti schemi previsionali e programmatici. Adesso c'è il piano. La stessa legge, all'articolo 24, prevede che il Governo, di anno in anno, in finanziaria stanzi risorse per l'attuazione dei piani. Il Po è l'unico bacino idrografico che è riuscito a dotarsi di un piano che è vigente, approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri nel 2001. Quindi, se abbiamo tutte le caratteristiche formali e sostanziali, perché abbiamo i programmi, tuttavia manca la continuità della risorsa. Questo è un aspetto molto importante che, ovviamente, non può che essere risolto a livello centrale.

PRESIDENTE. A questo proposito, c'è stato, purtroppo, un elemento che ha ritardato - e ritarda - la presa di coscienza di questi problemi. Mi riferisco al conflitto fra le competenze del Ministero dell'ambiente e quelle del Ministero delle infrastrutture nel campo idrico ed idrogeologico. Per questo motivo, ritengo che uno dei punti su cui l'indagine dovrà dare delle indicazioni precise sia proprio questo, così come sull'applicazione della legge obiettivo al Po in quanto infrastruttura al pari delle altre.

PIERO VINCENZO TELESCA, Direttore generale dell'AIPO. Vi è poi l'aspetto della manutenzione, un problema molto sentito. Su questo punto stiamo compiendo enormi sforzi per impegnare risorse finanziarie al fine di portare avanti vari programmi manutentivi, però un pari sforzo andrebbe compiuto con la modificazione del decreto legislativo n. 112 del 1998. Se infatti si pone attenzione all'articolo 7, comma 2, lettera c) di tale decreto, le risorse che sono destinate alla gestione del demanio idrico - ora competenza regionale - ogni anno, invece di essere restituite alle regioni, vanno sottoposte a compensazione, quest'ultima stimata, al tavolo del federalismo amministrativo, intorno ai 300 miliardi di vecchie lire.
Si tratta di 300 miliardi di vecchie lire che, distribuite sul territorio nazionale, potrebbero servire a qualcosa, mentre invece 300 miliardi di vecchie lire per il bilancio dello Stato non sono una cifra troppo rilevante (insomma, meno trasferimenti in cambio di 300 miliardi di vecchie lire). Questo è un argomento su cui, a mio parere, andrebbe fatta una riflessione perché recuperare 300 miliardi all'anno con cadenza fissa significherebbe per le regioni - è scritto anche nella norma - potere accendere dei mutui. Quindi, si attiverebbe un processo sicuro, tranquillo, metodico, anno per anno, non irrilevante. Questo è un tema che ho descritto con molta precisione nella mia relazione.
Infine, vorrei porre una questione che riguarda l'AIPO, un ente nato da poco tempo ma che ha ereditato una situazione disastrosa dal punto di vista finanziario. Siamo riusciti a recuperare tutti i residui di stanziamento dal 1996 al 2002: per dirla in euro, sono 290 milioni di euro. Era una situazione veramente spaventosa. Siamo riusciti a spendere, in 18 mesi, 156 milioni di euro, quindi abbiamo prodotto ricchezza per 156 milioni di euro per obbligazioni scadute: contratti firmati.
La situazione è disastrosa sia per il sistema imprenditoriale, che noi riteniamo come il nostro braccio destro per realizzare i programmi, sia per il sistema dei privati, che mette a disposizione i terreni per consentire la costruzione delle opere pubbliche. Su questo punto siamo stati molto apprezzati, però restano le questioni sui fondi perenti, su cui chiedo un forte aiuto da parte della Commissione.

PRESIDENTE. Qual è l'ammontare?

PIERO VINCENZO TELESCA, Direttore generale dell'AIPO. Si tratta di 37 milioni di euro: non è una grande cifra, però è una questione di interpretazione della norma. Mi riferisco all'articolo 4 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 27 dicembre 2002. Quella norma prevedeva, al di fuori della contabilità generale dello Stato, quindi una decisione politica della Presidenza del Consiglio dei ministri, di trasferire all'AIPO tutte le risorse in capo al magistrato. Noi riteniamo che anche i fondi perenti rientrino in quella fattispecie.
Pertanto, domando alla presidenza di intercedere presso la dottoressa Cappugi, ancora commissario straordinario per l'attuazione del federalismo amministrativo, affinché si dia una lettura autentica di quella norma, perché anche i fondi perenti, in quanto somme destinate all'ex Magistrato per il Po, vengano trasferiti alla nostra Agenzia al fine di poter soddisfare debiti verso cittadini che da anni aspettano di essere pagati. Questo mi pare non irrilevante, posto che vi sono soggetti che avanzano residui in ordine ad espropri e vi sono attività imprenditoriali che aspettano da anni. Questo crea un grande problema.

PRESIDENTE. Poiché abbiamo da poco approvato la delega ambientale cui ora dovranno seguire nove o dieci decreti attuativi, vi si potrebbe inserire anche un'interpretazione autentica del provvedimento sulla difesa del suolo.

PIERO VINCENZO TELESCA, Direttore generale dell'AIPO. Lei mi ha letto nel pensiero; nella mia relazione dico proprio questo: l'occasione è propizia, perché con i provvedimenti del Governo attuativi della legge delega sulla difesa del suolo si ha l'occasione per puntualizzare una serie di fatti.
Un'altra questione importante riguarda la mancata attuazione dell'articolo 2 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sul federalismo, in ordine al trasferimento dei beni mobili e immobili. Anche in questo caso, le chiedo di intercedere presso il Ministero delle finanze, perché esiste una situazione aperta che ci paralizza.
Tra l'altro, abbiamo scoperto che con la legge sulla cartolarizzazione è stato anche venduto un nostro ufficio, il che mi pare veramente fuori dal mondo perché tale ufficio era tra i beni immobili trasferiti all'AIPO: può pure andarci bene, purché lo Stato ci paghi l'affitto.

PRESIDENTE. Non è detto che gli immobili strumentali debbano poi essere di proprietà!

PIERO VINCENZO TELESCA, Direttore generale dell'AIPO. Occorre però un chiarimento, perché il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri afferma che i beni immobili sono trasferiti a...: se ce li vendono ci va anche bene, l'importante è che ci paghino l'affitto.
Questi sono i due punti che, al termine della mia relazione, sono indicati come di particolare interesse, anche al fine di un decollo definitivo di questa struttura che sta garantendo risposte significative ai problemi ereditati.

PRESIDENTE. Nella sua relazione c'è l'elenco degli interventi strutturali?

PIERO VINCENZO TELESCA, Direttore generale dell'AIPO. Certamente.

PRESIDENTE. Per il porto di Cremona, chi deve intervenire? C'è il problema della vasca che è stata abbandonata da anni e dovrebbe essere rifatta.

PIERO VINCENZO TELESCA, Direttore generale dell'AIPO. Noi siamo una struttura interregionale, anche operativa se le regioni ci chiedono di fare interventi lungo i corsi d'acqua. La competenza sul corso d'acqua per realizzare le opere può essere delegata all'AIPO, tuttavia la sorgente finanziaria rimane lo Stato. La regione può essere l'ente proponente, noi gli attuatori. Questa è la catena.

PRESIDENTE. Uno dei problemi da risolvere per rendere competitiva la viabilità del Po è quello, per esempio, di mettere in collegamento il porto di Cremona con un interporto che possa fungere da sito di smistamento. Ad esempio, se trasportando con le chiatte sul Po materiali inerti, materie prime o rottami di ferro si arriva al porto di Cremona, qui vi può essere anche un interporto che smista questo materiale attraverso camion o treni. È un fatto importante, da un lato per rilanciare la via d'acqua, dall'altro anche dal punto di vista ambientale, perché il trasporto sul fiume comporta una riduzione degli autoveicoli presenti sulle autostrade.

PIERO VINCENZO TELESCA, Direttore generale dell'AIPO. Anche il canal Bianco andrebbe ad integrare questo sistema di trasporto.

PRESIDENTE. A mio avviso, nel documento conclusivo che predisporremo, oltre che segnalare i problemi della difesa idrogeologica e della sicurezza, dovremmo dedicare uno specifico capitolo al Po come infrastruttura strategica, nel quadro del sistema del rilancio infrastrutturale del paese. È un modo anche per garantire la sicurezza.

PIERO VINCENZO TELESCA, Direttore generale dell'AIPO. Non vi è ombra di dubbio. Le due cose sono intimamente connesse, perché mantenere i fondali significa garantire il trasporto solido. D'altra parte, oggi l'Agenzia è una struttura interregionale e questo rappresenta di per sé una garanzia.

PRESIDENTE. Mi sembra di capire che con il passaggio delle competenze dall'autorità nazionale del Magistrato per il Po a quella regionale, attraverso l'Agenzia di coordinamento interregionale, vi sia stata una sorta di «abbandono» non soltanto in termini finanziari...

MARIOLUIGI BRUSCHINI, Presidente dell'AIPO. È come se lo Stato dicesse che ora questa «patata bollente» passa alle quattro regioni.

PRESIDENTE. Vi è quindi un problema anche in termini di attenzione politica sulla questione.

PIERO VINCENZO TELESCA, Direttore generale dell'AIPO. D'altronde, le regioni si sono mosse perché erano obbligate a farlo ai sensi della legge n. 59 del 1997. In quella sede è detto chiaramente che la difesa del suolo è a carico dello Stato.

PRESIDENTE. Inoltre, anche alla luce del nuovo testo dell'articolo 117 della Costituzione, che ha avuto due letture da parte del Parlamento, la competenza in materia di ambiente è fuori discussione, tanto è vero che l'Autorità di bacino è presieduta addirittura dal ministro dell'ambiente.

PIERO VINCENZO TELESCA, Direttore generale dell'AIPO. Purtroppo non si attuano compiutamente gli articoli 24 e 25 della legge in questione, laddove si stabilisce che ogni anno, nella legge finanziaria, siano previsti stanziamenti di risorse per l'attuazione dei piani. Nella mia relazione si evidenzia come, in conseguenza di alluvioni, siamo riusciti a seguire la linea cumulata delle risorse previste dal piano; terminate le alluvioni, la linea si è arrestata!

PRESIDENTE. Risolti questi problemi interpretativi, e lavorando sempre di fantasia, dovremmo forse pensare a qualcosa di analogo a quanto accade per i maxilotti della Salerno-Reggio Calabria: si potrebbe infatti ipotizzare l'applicazione di tali istituti anche al fiume Po, magari affidandoli a general contractor i quali abbiano, tra l'altro, la possibilità di ricevere garanzie finanziarie dal sistema bancario, dalla Cassa depositi e prestiti e dalle assicurazioni. Questo per sganciare tali spese dallo stretto vincolo del bilancio dello Stato e per reperire forme di finanziamento, anche al di fuori dello stesso bilancio dello Stato.
Vi ringrazio per il vostro contributo chiarificatore ed efficace. Esamineremo attentamente le vostre relazioni e, se vi saranno esigenze ulteriori di approfondimento, vi convocheremo nuovamente in questa sede.
Dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 14,30.

                                                                      (INDICE AUDIZIONI)