Camera dei Deputati

VIII Commissione – Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici

Presidenza dell’On. Pietro ARMANI

Indagine conoscitiva sulla programmazione delle opere idrauliche

relative ai corsi d'acqua presenti sul territorio nazionale.

 

Seduta del 16 febbraio 2005

 

Presidenza del Presidente Pietro ARMANI

La seduta comincia alle 15,10.

Audizione di rappresentanti del Magistrato alle acque di Venezia.

Durata 25 minuti

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla programmazione delle opere idrauliche relative ai corsi d'acqua presenti sul territorio nazionale, l'audizione di rappresentanti del Magistrato alle acque di Venezia.
Do la parola all'ingegner Maria Giovanna Piva, presidente del Magistrato alle acque di Venezia, ringraziandola per la sua presenza.

MARIA GIOVANNA PIVA, Presidente del Magistrato alle acque di Venezia. Il Magistrato alle acque è un'istituzione che, costituita nella sua forma moderna nel 1907, ha competenze in materia idraulica nell'ambito della laguna di Venezia, nonché alcune residue competenze in materia di idraulica fluviale. Parlo di residue competenze in quanto l'attuazione dei «decreti Bassanini» ha trasferito alle regioni la quasi totalità delle competenze in materia idraulica.
Ciò che è rimasto allo Stato è rappresentato da alcuni corsi d'acqua che fanno parte del fiume Tagliamento: l'argine sinistro di questo fiume in Friuli-Venezia Giulia; l'argine del Meduna, sempre in quella regione (entrambi i tratti fungono da confine regionale tra il Friuli-Venezia Giulia e il Veneto); il fiume Iudrio, che è un fiume di prima categoria perché stabilisce il confine tra l'Italia e la Slovenia. Oltre a queste competenze fluviali noi esercitiamo competenze residue, nel senso che completiamo degli interventi che sono attualmente in atto, come la diga di Ravedis sul torrente Cellina e la sistemazione dei corsi d'acqua Versa e Iudrio in provincia di Gorizia, proprio perché incaricati dalla regione di portare a compimento queste attività. Effettuiamo poi, come soggetti attuatori, per conto della regione Friuli-Venezia Giulia, una serie di altri interventi sempre in materia di idraulica fluviale.
Il nostro compito precipuo è comunque la salvaguardia fisica della laguna di Venezia, sancita dalle leggi speciali promulgate dopo l'evento eccezionale del 1966, che hanno individuato proprio la salvaguardia di Venezia come un preminente interesse nazionale. Noi ci occupiamo della salvaguardia fisica della laguna di Venezia secondo alcuni filoni ben precisi: protezione dal rischio di allagamenti; recupero morfologico; arresto e inversione del degrado.

PRESIDENTE. Avete competenza anche sull'area di Chioggia?

MARIA GIOVANNA PIVA, Presidente del Magistrato alle acque di Venezia. Certamente, sull'intera laguna di Venezia.

PRESIDENTE. Quindi fino a Grado.

MARIA GIOVANNA PIVA, Presidente del Magistrato alle acque di Venezia. No, quella è una laguna diversa, separata fisicamente da quella di Venezia: è la laguna di Marano e Grado, sulla quale noi non siamo più direttamente competenti pur mantenendo una competenza amministrativa di controllo. Proprio recentemente, infatti, abbiamo sottoscritto con il presidente della regione, Illy, un atto di intesa perché svolgiamo, comunque, un controllo amministrativo sugli atti che vengono compiuti all'interno della laguna di Marano e Grado; quindi non agiamo in prima persona, però ciò che viene fatto all'interno della laguna è soggetto al nostro controllo.
Per quanto riguarda la laguna di Venezia, intendendo l'intero ambito lagunare che comprende anche il comune di Cavallino Tre Porti e quello di Chioggia, noi esercitiamo un intervento di salvaguardia fisica che consiste nella protezione del territorio dal rischio di allagamenti attraverso il rialzo delle rive e dei margini; nella realizzazione delle opere mobili alle tre bocche di porto per l'intercitazione fisica della laguna dal mare; nella ricostruzione morfologica, evitando che il tessuto proprio e naturale della laguna, cioè le velme e le barene che sono terre emerse non abitate, venga ulteriormente ridotto; nell'arresto e inversione del degrado nell'ambito della zona industriale di Marghera per proteggere la laguna dall'inquinamento.
Queste, per grandi linee, sono le nostre sfere di attività; però, se
la Commissione lo ritiene opportuno, possiamo entrare nel merito di ognuno di questi filoni, individuando le cause e gli effetti dei fenomeni e illustrando i nostri interventi diretti a contrastarli.

PRESIDENTE. Credo che vi sia stato inviato un documento nel quale sono stati evidenziati i temi oggetto dell'indagine conoscitiva in corso; quindi saremmo lieti di ascoltare le vostre argomentazioni in proposito.

MARIA GIOVANNA PIVA, Presidente del Magistrato alle acque di Venezia. Nel documento che noi abbiamo ricevuto si parla principalmente di opere idrauliche relative ai corsi d'acqua.

PRESIDENTE. La nostra preoccupazione riguarda soprattutto la tutela dei corsi d'acqua in riferimento all'arginatura e ai dragaggi. A tale proposito potremmo prendere come esempio il Po, che nei periodi di magra generalmente non è navigabile. Per questo motivo ci siamo domandati se si possa operare soltanto sugli argini, oppure, in alcuni casi, si debba dragare il fiume per ricostituire la navigabilità e, in questo caso, vorremmo capire quali sono i limiti, i vincoli e se si verifichino sovrapposizioni di competenze. Ci siamo posti tali problemi perché riteniamo che, dato che non si dragano più fiumi e torrenti, questo potrebbe essere un aspetto da trattare.
Contemporaneamente, però, esiste il problema dell'arginatura, che deve essere eseguita man mano che le Alpi e gli Appennini scaricano nei corsi d'acqua molto materiale che rende necessario alzare gli argini; quindi, ci siamo domandati se il problema del dragaggio potesse essere non tanto ripristinato, quanto regolamentato alla luce delle diverse competenze che, in alcuni casi, sono sovrapposte, per cui di fatto, pur non mancando normative sia legislative sia regolamentari ad hoc, ne paralizzano l'attuazione.
È questo il quadro che abbiamo cercato di delineare, anche nell'ambito del riassetto di tipo federalistico che sta avvenendo nel nostro paese con l'eventuale modifica del titolo V della Costituzione.

MARIA GIOVANNA PIVA, Presidente del Magistrato alle acque di Venezia. Il Po rientrava nell'ambito delle competenze territoriali del Magistrato alle acque; dopo l'alluvione del Polesine, nel 1951, venne creato un Magistrato per il Po, quale emanazione del Magistrato alle acque di Venezia. È vero che la problematica cui lei ha accennato la riscontriamo anche nei nostri fiumi (si pensi, per esempio, al Tagliamento o ad altri corsi d'acqua, sia in Friuli, sia in Trentino-Alto Adige, che coinvolgono i nostri territori).
Premettiamo, comunque, che il trasporto solido a cui lei ha fatto riferimento non è più così accentuato come nel passato, in quanto la creazione di serbatoi idroelettrici ha fatto sì che tale trasporto si sia effettivamente ridotto. Esistono, comunque, un trasporto solido residuo che deriva dai bacini montani ed uno orizzontale, derivante da erosioni e successivi depositi. Non è possibile pensare di contrastare quest'ultimo con un rialzo degli argini, perché si creerebbero ad un certo punto delle strutture che andrebbero man mano indebolendosi con il progressivo innalzamento degli argini medesimi. Quindi, effettivamente, in qualche caso bisogna prendere la coraggiosa decisione di creare una savanella di magra, cioè un filone principale centrale in cui si possa garantire il deflusso delle acque di magra, contribuendo ad ampliare, nello stesso tempo, la sezione di deflusso durante gli eventi di piena.
È innegabile che tutto questo si scontra con una serie di fattori. Innanzitutto c'è la questione della competenza, con le autorità di bacino che sviluppano i piani stralcio (in quanto un vero e proprio piano di bacino non è ancora stato presentato) dei vari corsi d'acqua; tali autorità di bacino, se da un lato contemplano questi piani, dall'altro, tutto sommato, li congelano.
Esistono inoltre aspetti urbanistici e paesaggistici. L'aspetto paesaggistico non è assolutamente trascurabile in quanto l'autorizzazione secondo i vincoli, generalmente, sotto l'aspetto paesaggistico, di competenza generale, funge da limitazione rilevante, se non addirittura da vero e proprio blocco per l'attività estrattiva. Per esempio, per quanto riguarda il fiume Tagliamento, non siamo riusciti - non solo adesso, ma anche quando la nostra competenza era globale - a rimuovere addirittura degli ostacoli al deflusso dell'acqua. Nel caso particolare, si era formata un'isola a causa del deposito di materiale, proprio in corrispondenza di ponti sul Tagliamento, ma numerosi contrasti di carattere paesaggistico con la regione Friuli-Venezia Giulia nell'esercizio della sua direzione di tutela del paesaggio ci hanno impedito di agire.
Si registrano, quindi, sovrapposizioni di competenze in materia idraulica e conflitti di competenza dal punto di vista urbanistico e paesaggistico.

PRESIDENTE. Su questo tema, un eventuale contributo scritto da parte vostra sarebbe utile al fine di acquisire ulteriori elementi conoscitivi.

LUANA ZANELLA. Pur non facendo parte di questa Commissione, per quanto riguarda il complessivo progetto per la salvaguardia della laguna, vorrei sapere qualcosa di più sugli interventi alle bocche di porto - senza entrare nel merito della questione, perché conosciamo le reciproche posizioni - così come desidero conoscere tutte quelle iniziative previste dalle leggi speciali da cui, effettivamente, non si può prescindere (lei ne ha fatto menzione nella relazione accennando alle competenze del magistrato) perché riguardano il recupero morfologico, l'arresto del degrado, i rialzi e via dicendo.
Mi chiedo quanti anni si prevedono per il completamento di tutte queste opere che avrebbero dovuto già essere ad uno stato completo di effettuazione, prima di operare, così come dice la legge, un intervento irreversibile alle bocche di porto. Purtroppo, infatti, uno dei problemi del MOSE (a detta non solo degli ambientalisti e dei Verdi, ma anche di coloro che hanno collaborato alla progettazione dell'opera all'interno del consorzio Venezia Nuova), consisterebbe nel procedere ad un'opera di chiusura irreversibile, quindi priva delle caratteristiche della sperimentabilità e della reversibilità. A fronte di tale rigidità, quali sono le scadenze e che temporalizzazione esiste rispetto a tutti quegli interventi che dovevano essere effettuati prima di questo? In poche parole, vorrei sapere a che punto siamo, quanti anni e quante risorse servono per il recupero morfologico della laguna, per il suo disinquinamento e per tutto ciò che è necessario alla sua salvaguardia, per quanto di vostra competenza.

MARIA GIOVANNA PIVA, Presidente del Magistrato alle acque di Venezia. La domanda dell'onorevole Zanella presupporrebbe una risposta con tanto di data certa. In realtà, ciò non è possibile perché ci sono interventi che, a mio avviso, non saranno mai completati: il recupero morfologico è proprio uno di questi. Sarà difficile riuscire a rialzare rive e margini secondo la quota dei 110 centimetri, tendenti a 120, stabilita nella delibera della Presidenza del Consiglio dei ministri. Ciò si deve anche al fatto che esistono delle zone nevralgiche che difficilmente si potranno mettere in sicurezza.
Già questo progetto richiederà tempi lunghi, anche perché lavorare a Venezia è un po' come lavorare a Roma: qualunque cosa si vada a toccare, qualunque scavo si intraprenda, si creano mille ed una complicazione e Piazza San Marco ce lo sta insegnando!

PRESIDENTE. Cosa sta emergendo dagli scavi a Piazza San Marco?

MARIA GIOVANNA PIVA, Presidente del Magistrato alle acque di Venezia. Sta emergendo una serie di vecchie pavimentazioni, l'una sovrastante l'altra, che suscitano, ovviamente, il grande interesse delle sovrintendenze e degli storici. Quindi, tutto è stato bloccato e si stanno svolgendo grandi discussioni riguardo a che cosa fare, agli studi cui dare attuazione e così via.
Un altro intervento nevralgico riguarda Rialto. Anche in questo caso, non sarà facile realizzare il rialzo previsto dalla delibera, proprio per una serie di aspetti relativi al substrato sociale, per così dire, cioè la presenza del mercato e molte altre problematiche.

PRESIDENTE. È possibile il dragaggio dei canali?

MARIA GIOVANNA PIVA, Presidente del Magistrato alle acque di Venezia. Mentre il rialzo avrà tempi lunghissimi - come abbiamo osservato - e non siamo in grado di affermare se per quella data sarà completato, il dragaggio dei canali presenta altri aspetti non trascurabili. Infatti, i canali sono soggetti a interrimento e anche se, per una determinata data, riuscissimo ad effettuare tutti i dragaggi - cosa che, per il momento, non è possibile - è evidente che torneranno a interrirsi, sia per l'alterazione dovuta al moto ondoso generato dai natanti e dal vento, sia per la trasformazione subita dalla laguna di Venezia. Quindi, sarà necessario un intervento ciclico.

LUANA ZANELLA. Come è sempre stato, a Venezia.

MARIA GIOVANNA PIVA, Presidente del Magistrato alle acque di Venezia. Certamente, a Venezia è sempre stato così.

PRESIDENTE. All'epoca della Repubblica, infatti, c'era un apposito magistrato.

MARIA GIOVANNA PIVA, Presidente del Magistrato alle acque di Venezia. Si trattava dello stesso organo che presiedo, con un'altra denominazione. Infatti, recentemente abbiamo festeggiato, con un convegno di tre giorni, i 500 anni dalla nostra fondazione.
Il problema del dragaggio dei canali si correla al cosiddetto protocollo di intesa che, nel 1993, è stato sottoscritto tra il Ministero dell'ambiente, il Magistrato alle acque, la regione Veneto e il comune di Venezia. Con questo protocollo sono stati classificati i fanghi, definendo tali i materiali depositati sul fondo della laguna, secondo determinate categorie. I fanghi di categoria «a» sono assolutamente innocui; quelli di categoria «b» sono costituiti da materiale parzialmente inquinato; quelli di categoria «c» da materiale inquinato; infine, i fanghi di una categoria ulteriore, cioè oltre la «c», sono quelli effettivamente dannosi e devono essere trasportati fuori dalla laguna. Mentre nel 2000 sono state assunte alcune decisioni e sono state realizzate alcune strutture morfologiche, cioè nuove barene, anche utilizzando i fanghi di tipo «b», che interessano il 70 per cento della laguna, a causa di una serie di problemi non si riesce più a ricreare una struttura morfologica del genere, possiamo dire per l'opposizione del Ministero dell'ambiente. Tanto che è stata emanata una ordinanza della protezione civile, con la quale è stato nominato un commissario competente in materia di fanghi, che deve individuare il modo di superare questa impasse legislativa. In tal modo, sarà possibile per il Magistrato alle acque individuare i siti di conferimento dei fanghi; questo, infatti, rientra nelle nostre competenze.

PRESIDENTE. Ringrazio il presidente Piva, invitandolo, se possibile, ad inviare a questa Commissione la documentazione relativa ai problemi che sono stati trattati.

MARIA GIOVANNA PIVA, Presidente del Magistrato alle acque di Venezia. Possiamo inviarvi il documento che già avevamo predisposto, integrato con un riferimento alla idraulica fluviale.

PRESIDENTE. Ringrazio gli intervenuti e dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 15,35.

                                                                       (INDICE AUDIZIONI)