Camera dei Deputati

VIII Commissione – Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici

Presidenza dell’On. Pietro ARMANI

Indagine conoscitiva sulla programmazione delle opere idrauliche

relative ai corsi d'acqua presenti sul territorio nazionale.

 

Seduta del 22 febbraio 2005

 

Presidenza del Presidente Pietro ARMANI

La seduta comincia alle 10,35.

Audizione di rappresentanti del Comitato nazionale per la lotta

alla siccità e alla desertificazione.

Durata 40 minuti

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla programmazione delle opere idrauliche relative ai corsi d'acqua presenti sul territorio nazionale, l'audizione di rappresentanti del Comitato nazionale per la lotta alla siccità e alla desertificazione.
Do il benvenuto al professor Piero Gagliardo, presidente, al vicepresidente, dottor Lopez, e al dottor Sciortino, componente del gruppo dei 25 esperti europei.
Avverto che i rappresentanti del Comitato hanno consegnato una documentazione, di cui autorizzo la pubblicazione in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna (vedi allegato 1).
Credo che il presidente Gagliardo conosca lo scopo della nostra indagine conoscitiva, indirizzata prevalentemente al governo dei fiumi e dei corsi d'acqua. Do quindi la parola al dottor Gagliardo.

PIERO GAGLIARDO, Presidente del Comitato nazionale per la lotta alla siccità e alla desertificazione. Signor presidente, siamo a conoscenza del tema della vostra indagine, rispetto al quale noi svolgiamo un'attività, per così dire, marginale, ma tuttavia pertinente.
Il nostro Comitato nasce da una Convenzione internazionale, la Convenzione per la lotta alla siccità e alla desertificazione, la cui origine risale alla conferenza di Nairobi del 1977; a tutt'oggi, i paesi che hanno aderito alla Convenzione risultano essere 191. Il Comitato nazionale è stato istituito presso il Ministero dell'ambiente, con il decreto 26 settembre 1997. Si tratta quindi di una struttura estremamente recente. Il primo presidente è stato l'onorevole Calzolaio; è seguito poi un periodo di silenzio, mentre adesso il Comitato sta riprendendo la sua attività.
Il compito fondamentale del Comitato è quello di seguire la strutturazione e la predisposizione del piano di azione nazionale, sia per quanto riguarda il paese, sia per quanto riguarda le relazioni nel bacino del Mediterraneo.
L'obiettivo fondamentale della Convenzione ONU è di combattere la siccità e la desertificazione, ovviamente in modo diverso a seconda delle differenti situazioni. L'origine di questa Convenzione è stata dettata dalla famosa tragedia del Sahel in Africa. Esistono quindi accordi di cooperazione e tutto il discorso si muove all'interno della prospettiva di contribuire allo sviluppo sostenibile. «Desertificazione» rappresenta un termine diverso da «desertizzazione»: indica il processo di insterilimento dei terreni, nelle zone aride, semiaride e subumide secche. Questa è la definizione data dall'ONU a questo tipo di processo. La desertizzazione, invece, è l'ampliamento delle zone già desertiche. La siccità, come si può intendere facilmente, è il fenomeno che si manifesta quando le precipitazioni sono al di sotto delle medie normali, provocando squilibri profondi nel mondo rurale.
Dal punto di vista legislativo, gli strumenti per l'applicazione della Convenzione sono i programmi di azione nazionale, i programmi di azione subregionale (dove le subregioni sono dei sottoinsiemi di paesi), e i programmi di azione regionale. La Convenzione prevede di raggruppare i paesi per annessi. Ad esempio, l'Africa rappresenta l'annesso 1, l'America latina e i Caraibi sono l'annesso 3, tutti paesi orientali l'annesso 2, il nostro paese e quelli della riva nord del Mediterraneo afferiscono all'annesso 4.
Gli organi di governo sono la Conferenza delle parti, il Comitato tecnico-scientifico e il Comitato per la revisione della Convenzione. Sono tre meccanismi di governo all'interno dei quali i 191 paesi che hanno aderito alla Convenzione lavorano e adottano decisioni.
Passiamo all'esposizione delle azioni fondamentali cui il Comitato è chiamato all'interno della Convenzione ONU. Segnalo in particolare l'articolo 10 della Convenzione, quello che più interessa il nostro paese, nel quale vengono indicati i fattori che contribuiscono alla desertificazione e le azioni che i vari paesi devono realizzare all'interno dei propri programmi nazionali. Secondo questo articolo, le operazioni che dovrebbero intervenire sono le seguenti: strategie a lungo termine per lottare contro la desertificazione (quindi la capacità di analizzare e osservare il territorio in modo estremamente approfondito) e mitigare poi gli effetti della siccità; capacità di modifica e di flessibilità dei programmi a livello locale; applicazione di misure preventive per le terre non degradate, in modo tale da conservare un patrimonio rurale in perfetto stato di efficienza; accrescimento delle capacità nazionali di previsione meteorologica e di mezzi per lanciare allarmi precoci di siccità (alcune regioni italiane lo stanno facendo, con grande beneficio per la realtà rurale); sviluppare la cooperazione e il coordinamento nello spirito di collaborazione; partecipazione reale ai livelli locale, nazionale e regionale delle organizzazioni non governative (che svolgono un ruolo davvero molto significativo, perché tali organizzazioni sono quelle meno politicizzate, nel senso deteriore del termine, e più operative dal punto di vista della realizzazione degli interventi); relazioni continue sullo stato di avanzamento dei lavori (il che vuol dire la progressione delle attività, come vengono svolte, come vengono realizzate, quali difficoltà si incontrano); attenuare gli effetti della siccità, attraverso una serie di meccanismi predisposti; creazione di sistemi efficienti di allarme precoce; rafforzamento di dispositivi preventivi e di gestione delle situazioni di siccità (in modo da capire come intervenire laddove si verifichino periodi di crisi idrica); sviluppo di sistemi di sicurezza alimentare (su questo la FAO ha molto da insegnare); progetti che possano assicurare redditi nelle zone soggette alla siccità (cioè la possibilità di trovare forme di lavoro alternative, o forme di lavoro che non dipendano totalmente dalla realtà rurale); elaborazione di programmi di irrigazione durevoli per le colture e l'allevamento; adozione di provvedimenti in alcuni o in tutti gli ambiti prioritari.
Ora vediamo che cosa l'Italia ha realizzato finora dal punto di vista legislativo. Esiste in primo luogo la delibera CIPE del 21 dicembre 1999, che costituisce per noi una sorta di riferimento fondamentale, una linea guida per l'attuazione del piano di azione nazionale. Tale deliberazione contiene quindi le indicazioni per redigere il piano di azione nazionale, i programmi regionali e delle autorità di bacino (in questo caso «regionali» è riferito alle regioni amministrative), il programma di azione regionale dei paesi europei del Mediterraneo (ovvero l'annesso IV, cioè i paesi della riva nord del Mediterraneo) e le attività nazionali nel loro complesso.
Gli aspetti fondamentali del piano di azione nazionale sono l'adozione del PAN e la collaborazione dei rappresentanti del Comitato nazionale con la Commissione sviluppo sostenibile. A tutt'oggi questo non avviene, perché sembra che la Commissione sviluppo sostenibile non si ritrovi....

PRESIDENTE. In che senso?

PIERO GAGLIARDO, Presidente del Comitato nazionale per la lotta alla siccità e alla desertificazione. La Commissione esiste ma non si riunisce; questo è un problema che abbiamo sollevato più volte, parlando con il suo presidente, ma sembra che non sussistano le condizioni perché l'attività possa riprendere.
Sempre nell'ambito del piano di azione nazionale, i ministeri dovrebbero comunicare al Comitato il quadro delle risorse allocate su tematiche ambientali, ma non lo fanno; all'interno del Comitato ci sono, come si vedrà, componenti dei vari ministeri interessati a queste problematiche, e i ministeri non comunicano. Inoltre, il Comitato nazionale supporta le regioni e le autorità di bacino per individuare le aree vulnerabili alla desertificazione.

PRESIDENTE. I ministeri non comunicano tra di loro?

PIERO GAGLIARDO, Presidente del Comitato nazionale per la lotta alla siccità e alla desertificazione. Non comunicano al Comitato, soprattutto. Questo è il problema: comunicare quali risorse siano allocate per combattere siccità e desertificazione. Questa notizia non siamo riusciti ad averla. È importante questo quadro, perché i programmi regionali e delle autorità di bacino dovrebbero avere quattro settori prioritari: la protezione del suolo; la gestione sostenibile delle risorse idriche; la riduzione dell'impatto delle attività produttive; e il riequilibrio del territorio. Questi quattro capisaldi costituiscono le linee guida fondamentali perché il Comitato possa procedere attraverso una serie di strumenti operativi alla realizzazione del piano d'azione nazionale.
Vorrei ora fornirvi un quadro sintetico delle attività svolte dal Comitato. Il presidente è stato nominato nell'agosto 2002 e tale nomina è stata decisa dal Consiglio dei ministri, mentre gli altri componenti sono stati nominati l'anno successivo: si tratta dei rappresentanti dei vari ministeri (esteri, ambiente e tutela del territorio, economia e finanze, beni e attività culturali, infrastrutture e trasporti, istruzione, università e ricerca, politiche agricole e forestali, attività produttive), nonché della Conferenza Stato-regioni e delle organizzazioni non governative. Bisogna osservare che alcune di queste realtà non sono assolutamente presenti nel Comitato, perché non hanno il minimo interesse a parteciparvi.
Il Comitato è affiancato da una commissione tecnico-scientifica, nella quale gli enti più rilevanti sono l'APAT, l'ENEA e il CNR.
Negli ultimi due anni il Comitato ha svolto diverse attività partecipando ad una serie di convegni, seminari e workshop, a livello nazionale ed internazionale, dove ha presentato i risultati di una serie di elaborazioni di carattere tecnico-scientifico, che sono state sviluppate soprattutto negli anni precedenti. Innanzitutto, si è svolto un incontro a Roma per la revisione e l'implementazione della Convenzione, seguito da un incontro a Montpellier, una clearing house, che pubblica i dati fondamentali di ciò che accade a livello di ricerca. A Bruxelles si sono svolte riunioni di natura scientifica; ci sono stati inoltre degli interventi a livello locale, a Palermo e ad Ispra, dove un centro di ricerca europeo si occupa anche di siccità e desertificazione.

PRESIDENTE. Si occupava anche di energia nucleare.

PIERO GAGLIARDO, Presidente del Comitato nazionale per la lotta alla siccità e alla desertificazione. Sì, ma non si sa mai, il nucleare potrebbe tornare di moda. Abbiamo condotto una settimana di studi e ricerche sulla questione della desertificazione. Si è tenuto poi un incontro a Tunisi, mentre all'Avana si è svolta la Conferenza delle parti, importante nell'ambito della Convenzione ONU, cui hanno partecipato tutti i paesi aderenti alla Convenzione stessa e nel corso della quale sono state prese delle decisioni molto importanti. A Roma abbiamo tenuto un grosso convegno internazionale, del quale stanno per uscire gli atti; in quell'occasione abbiamo raccolto duecentocinquanta persone qualificate, interessate a questo tema. Un altro incontro sulla siccità si è svolto a Palermo. A Milano hanno avuto luogo diversi incontri, alcuni dei quali si sono svolti nell'ambito della COP9, relativa al Protocollo di Kyoto. C'è stato poi un incontro a Brazzaville, cui ha partecipato il dottor Lopez, sul trasferimento di tecnologie ragionevoli dal punto di vista ecologico. Un'altra conferenza internazionale è stata organizzata dall'onorevole Nucara a Milano, mentre a Viterbo c'è stato un incontro sulla forestazione e i problemi ecologici. A Bonn si è svolto un momento particolarmente significativo: ricordo che Bonn è la sede della Convenzione ONU. L'anno scorso a Roma abbiamo celebrato nella sede della FAO la decima giornata mondiale dedicata alla lotta alla siccità. Stiamo seguendo i processi di desertificazione in Basilicata, una regione molto attiva e attenta a questo tipo di problematica. Ricordo inoltre un incontro a Rimini, cui ha preso parte anche il ministro Matteoli, svoltosi lo scorso agosto, ed una tavola rotonda con la partecipazione dei rappresentanti della Cina.
Fino ad ora abbiamo lavorato a costo zero per lo Stato, perché il Comitato non ha mai ricevuto alcun tipo di finanziamento. Le iniziative venivano organizzate da altri enti, cui noi davamo il nostro contributo tecnico-scientifico. Potrei parlare di finanziamento simulato, nel senso che pur non avendo finanziamenti, eravamo una realtà in grado di esprimersi. Quest'anno abbiamo ottenuto un contributo del Ministero dell'ambiente.
Tra le attività previste nel 2005, vorrei citare la diffusione delle informazioni in tema di siccità e desertificazione nel mondo della scuola primaria e secondaria: la preoccupazione è quella di immaginare un sistema, costituito dalla scienza, dalla politica e dall'economia. Nella scuola questo discorso non è assolutamente presente, soprattutto a livello politico.
Un altro tipo di attività riguarda lo studio sull'evoluzione dell'indice di aridità in Italia: se si osserva, per esempio, l'evoluzione in Sardegna dal 1951 al 2000, si capisce come il discorso dei cambiamenti climatici acquisti un significato concreto. Anche l'APAT, l'Agenzia per la protezione dell'ambiente, sta sviluppando delle tecniche per lo studio dell'evolversi degli indici di siccità.
Nella documentazione che abbiamo prodotto è contenuta una vecchia cartografia sviluppata dall'APAT, che risale alla fine degli anni '90, riguardante le aree sensibili alla desertificazione. Oggi esiste una nuova cartografia rappresentata dall'Atlante nazionale delle aree a rischio di desertificazione, realizzata soprattutto dall'Istituto sperimentale per lo studio e la difesa del suolo di Firenze, insieme al CNR, all'ENEA, al Ministero delle politiche agricole ed altri organismi. Questo atlante è piuttosto interessante perché esamina per ciascuna regione una serie di indici e di parametri particolarmente significativi: il numero di giorni in cui il suolo è secco, l'indicatore di stato del terreno, l'indice di impatto, acquiferi potenzialmente salini e quant'altro. Dalla lettura dell'atlante emergono alcuni dati particolarmente preoccupanti: le superfici regionali con potenziale rischio di siccità al 100 per cento sono in Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia. Quello che sta accadendo nel nostro paese è un fatto decisamente poco conosciuto e non ipotizzabile; infatti, la desertificazione è una sorta di tumore e quando ci si accorge di ciò che è avvenuto non è più possibile intervenire perché la perdita di fertilità dei terreni è, in linea di massima, irreversibile, se non a costi spaventosi. Il nostro paese deve quindi prestare particolare attenzione al territorio rurale. Il nostro documento riproduce un'immagine, tratta dall'atlante, in cui è evidenziata una parte del territorio italiano con la suddivisione nelle tre tipologie di area: sterile, sensibile e vulnerabile.
Un altro aspetto che si sta curando attraverso la cartografia è la vulnerabilità ambientale, in cui intervengono vari fattori: il suolo, il clima, la vegetazione e l'organizzazione del territorio. Inoltre, sempre a livello cartografico vengono fornite una serie di informazioni che serviranno a costruire poi l'indice ESA relativo alla vulnerabilità del terreno. Naturalmente esistono anche problematiche legate a questioni di carattere economico e nel documento troverete la cartografia che si sta progressivamente costruendo su tutto il territorio nazionale in relazione alla valutazione dell'indice di vulnerabilità.
Un altro lavoro interessante viene dal Dipartimento della protezione civile e riguarda il problema del rischio incendi; come è noto, gli incendi sono uno dei fattori più significativi di trasformazione del terreno in un processo di sterilizzazione.

PRESIDENTE. Gli incendi li produce l'uomo, non la natura.

PIERO GAGLIARDO, Presidente del Comitato nazionale per la lotta alla siccità e alla desertificazione. Sono al 99 per cento dolosi. Nel corso di un seminario a Reggio Calabria su questa problematica, ho suggerito di affiancare ai ricercatori uno psichiatra per capire cosa succede nella mente di un essere umano quando decide di appiccare il fuoco.

PRESIDENTE. La forestale potrebbe avere qualche impulso.

PIERO GAGLIARDO, Presidente del Comitato nazionale per la lotta alla siccità e alla desertificazione. Naturalmente il Dipartimento della protezione civile è molto ben organizzato e interviene continuamente.

PRESIDENTE. L'unico modo per superare il problema è ridurre il numero dei forestali, non licenziandoli, ma utilizzandoli per altre attività.

PIERO GAGLIARDO, Presidente del Comitato nazionale per la lotta alla siccità e alla desertificazione. Gli interventi aerei, che risultano molto costosi, sono condizionati da tutta una serie di problemi; infatti, chi vola sa che se lo fa per cinque minuti, guadagna una certa somma, se vola dieci minuti percepisce il doppio e così via, per cui anche l'andamento dello spegnimento degli incendi è in funzione della redditività. Anche in Sicilia vengono svolte delle attività e si sta creando un sistema informativo orografico regionale molto avanzato, utilizzando i programmi europei Interreg II C e Sedemed, sistemi per sovvenzionare attività che altrimenti non avrebbero nessuna possibilità di essere finanziate.
Vorrei affrontare ora l'ultimo argomento, riguardante le proposte e le richieste che il nostro Comitato ritiene opportuno avanzare in una realtà nazionale in cui i fenomeni di dissesto territoriale sono in continua evoluzione. Il problema che abbiamo sollevato e che sembra essere particolarmente rilevante nel nostro paese è rappresentato dal fatto che le criticità ambientali sono suddivise tra diversi enti e in differenti realtà operative che, nonostante svolgano in modo ottimale il proprio lavoro, non comunicano fra di loro. Conseguentemente, non solo esiste sovrapposizione di informazioni, per cui diversi enti svolgono lo stesso lavoro e, non comunicando fra di loro, producono sprechi di denaro pubblico, ma c'è soprattutto il problema di informare la popolazione rurale sui rischi derivanti dall'interazione con i fenomeni citati in precedenza. La popolazione rurale, che è quella più direttamente interessate ai processi di siccità e di desertificazione, è la meno informata su ciò che sta accadendo.
Il problema di fondo che solleviamo è di carattere metodologico, perché tutte le questioni che intervengono sul territorio sono collegate fra di loro; infatti, nessun fenomeno specifico, compresa la siccità e la desertificazione, può essere preso in esame indipendentemente dalla complessità dei fattori che lo determinano. Quello che è espresso nelle linee guida della delibera CIPE del 21 dicembre 1999 consiste esattamente nella possibilità di mettere in correlazione quattro elementi fondamentali: la difesa del suolo, le risorse idriche, le attività produttive e il riassetto e riequilibrio del territorio.
Questo è un problema di carattere metodologico e, nonostante esso sia in un certo senso noto, esiste una moltiplicazione o, addirittura, una sovrapposizione di organi di controllo del territorio, che di fatto operano una separazione delle conoscenze con la conseguente mancata conoscenza delle fenomenologie in atto. I suggerimenti - che sono maturati parlando ed ascoltando le varie posizioni - riguardano, per esempio, la creazione di centri regionali virtuali, in questo caso di carattere amministrativo, per il monitoraggio e la valutazione delle criticità ambientali.
In altri termini, si potrebbero convogliare nei centri di eccellenza, che oramai sono fiorenti sul nostro territorio, le informazioni che vengono raccolte da enti diversi e che non vengono mai correlate tra di loro.

PRESIDENTE. Quando parla di centri di eccellenza si riferisce ai centri universitari?

PIERO GAGLIARDO, Presidente del Comitato nazionale per la lotta alla siccità e alla desertificazione. Sì, ai centri universitari, dove dovremmo avere correttezza di metodo e scientificità delle informazioni che vengono trattate. Inoltre, occorre fornire al cittadino un'informazione dettagliata circa le dinamiche in atto dei fenomeni critici presenti sul territorio. Non a caso abbiamo deciso di cominciare a diffondere nel mondo della scuola l'informazione con il piccolo investimento erogato dal ministero. Occorre promuovere un'azione programmatica da parte di tutti gli enti che lavorano sul territorio in modo autonomo (le università, gli istituti del CNR, gli istituti di ricerca regionali, le ARPA). Sappiamo che, purtroppo, la difficoltà del mondo scientifico è quella di produrre per avere i titoli e, quindi, fare carriera: questa è la cosa più errata.
Un altro dato che sembra interessante al Comitato è la partecipazione delle imprese certificate, perché la tecnologia ha bisogno di essere conosciuta dal mondo scientifico ed essere utilizzata per proporre soluzioni negli interventi sul territorio (ad esempio, quando si parla di allarmi precoci, è importante sapere quali sistemi esistano sul territorio nazionale).
Ripeto, il problema è di carattere metodologico e, laddove esistano gli oneri finanziari, che sicuramente sono piuttosto modesti, dovrebbero essere affrontati dalle realtà regionali con queste motivazioni: un uso attento ed accurato del territorio, inteso nella totalità dei suoi fattori, un uso sostenibile delle risorse ed una razionale protezione e difesa del suolo. Di fatto, la legislazione attribuisce alle regioni delle responsabilità, che, ovviamente, comprendono anche la cura e l'attenzione ai problemi legati alla siccità e alla desertificazione. Quindi, le regioni dovrebbero predisporre delle mappe molto dettagliate sulle aree vulnerabili alla desertificazione, ma alcune lo fanno, altre no: non esiste un problema di interconnessione e di correlazione.
Ci sembrava giusto sottolineare che i governi centrali non possono e non debbono assumersi oneri derivanti dall'incuria, dall'ignoranza o, ancor peggio, dall'inosservanza delle leggi esistenti da parte degli amministratori locali.

PRESIDENTE. Occorre stimolare gli amministratori locali.

PIERO GAGLIARDO, Presidente del Comitato nazionale per la lotta alla siccità e alla desertificazione. Il problema è che gli amministratori locali hanno come interesse prevalente quello della rielezione.
Il nostro Comitato esiste dal punto vista formale come risposta alla Convenzione internazionale sulla lotta alla siccità e alla desertificazione, la quale chiede la partecipazione dei paesi: l'Italia ha aderito, ma questo tipo di adesione è praticamente di tipo formale. Infatti, se il nostro compito è quello di realizzare il piano di azione nazionale - e, quindi, di aiutare le regioni e le autorità di bacino a svolgere i loro compiti e a sviluppare un'attività in difesa del suolo -, a noi manca totalmente un'autorevolezza dal punto di vista finanziario e formale.
Si propone pertanto che il Comitato diventi un soggetto promotore di iniziative pubbliche nella lotta alla siccità e alla desertificazione (questo lo facciamo in parte, ma è più un'azione di buona volontà che riconosciuta dal punto di vista politico); possa valorizzare e diffondere, sia all'interno sia verso i paesi del Mediterraneo, i risultati della ricerca in Italia (esiste molta ricerca in questo senso ma ognuno si muove dentro il proprio canale istituzionale); assuma il ruolo di valorizzare e diffondere le tecnologie e le iniziative imprenditoriali nazionali (tra l'altro, questo aspetto è stato sollevato dal ministro Matteoli nell'incontro di Rimini); diventi un riferimento tecnico e scientifico per la valutazione e il supporto delle iniziative delle regioni e delle autorità di bacino. Questo rapporto deve essere istituzionalizzato e non scritto solo sulla carta in modo generico; quindi abbiamo bisogno che il mondo politico si interessi del Comitato, altrimenti saremmo una realtà senza significato.
Occorre che il paese a livello centrale, a fronte dei cambiamenti climatici in atto, possa garantire la funzionalità e la unitarietà del sistema di lotta contro la siccità e la desertificazione, che naturalmente coinvolge altre problematiche ambientali, coordinandosi con i paesi che si affacciano sul Mediterraneo ed armonizzando le specifiche forme di intervento nel rispetto totale delle autonomie locali. Sussiste il problema di rispettare le autonomie locali ma anche quello di coordinare questi sforzi, che sono estremamente diversificati sul territorio nazionale.

PRESIDENTE. Visto che avete identificato dei gradi di sensibilità alla desertificazione di diverse regioni, in particolare di alcune (Sicilia, Sardegna, Puglia, Basilicata, Calabria), occorrerebbe creare un collegamento con la Conferenza dei presidenti delle regioni.

PIERO GAGLIARDO, Presidente del Comitato nazionale per la lotta alla siccità e alla desertificazione. Una delle foto riprodotte nel nostro documento mostra una zona a sud di Crotone, un'area che si sta progressivamente degradando in modo impressionante.

PRESIDENTE. Purtroppo, nelle regioni meridionali questo fenomeno esiste da molto tempo e si aggrava sempre di più; è significativo il fatto di aver misurato tale fenomeno dal 1951 in poi. Peraltro, i calanchi risalgono anche al medioevo e, quindi, non possiamo sapere in quale misura si siano determinati. A Volterra le frane che hanno travolto intere necropoli etrusche, addirittura intere aree dell'antica città, risalgono a secoli fa. Quindi, anche se il fenomeno continua, potrebbe determinarsi non solo in funzione della desertificazione ma anche per la natura del terreno.
Mi sembra che il collegamento con le regioni più esposte, compreso il Lazio, sia importante. Quindi, al di sotto della valle Padana sussiste una serie di sensibilità e, tramite il Ministero dell'ambiente, si potrebbe creare un collegamento fra il vostro Comitato e i presidenti di tali regioni. Tra l'altro, sono loro che devono intervenire materialmente sul territorio, anche per evitare l'abbandono dell'agricoltura, uno degli elementi che poi determinano il degrado del territorio. Addirittura in Svizzera si pagano i malgari per andare negli alti pascoli e, siccome nessuno taglia più l'erba dei prati, a Cortina si pagano i pastori per fare tutto ciò.
Ringrazio i nostri ospiti per la loro partecipazione e dichiaro conclusa l'audizione.

                                                                              

                                                                      (INDICE AUDIZIONI)