Lettera aperta del giugno 1991

 

Agli On.li Deputati e Senatori della Repubblica

(Osservazioni a Disegni di Legge di quell’anno)

 

IL BASENTO ED IL PIAVE:

(entrambi malcapitati)

Fiumi d'Italia

 

(In calce: risposta dell’On. Alfredo Biondi)

 

            Sulla sponda sinistra del fiume Basento, all'altezza dello svincolo per Calciano, visibile dalla superstrada, c'è un enorme cumulo di materiale (25.000 mc. circa). E' una delle tante discariche sorte nella zona, nel periodo '88-'89, per depositarvi "a rifiuto" il "materiale di risulta" proveniente dai lavori di "Sistemazione idraulica del Medio Basento". In sei chilometri di fiume furono spesi quindici miliardi di fondi FIO e furono asportati 100mila mc. di materiale per adeguarne la sezione idrica.

            Nello stesso periodo il vicino impianto di selezione, che da trent'anni estrae inerti dal menzionato tratto fluviale, era titolare di una concessione estrattiva pluriennale: 25mila mc. al prezzo di 37 milioni di lire per ogni anno. Utilizzati in questo modo quei 100mila mc. avrebbero assicurato: all'impianto la materia prima per alcuni anni ed allo Stato la bonifica gratuita del fiume nonchè un'entrata di 150 milioni di lire. Accadde invece che la concessione ad estrarre fu invalidata e la Regione Basilicata preferì "buttare a rifiuto" quel materiale, spendendo un miliardo di lire.

            Finita quella storia, se ne sta ora consumando una simile più a valle: individuati altri 200mila mc. di materiale, ne è stata richiesta la concessione, ma la Regione non autorizza. Da due anni rinvia con espedienti di ogni genere ma non decide. Inevitabilmente il fiume strariperà e, danneggiando le coltivazioni, provocherà la protesta degli agricoltori. Sarà così nata una nuova emergenza, cioè l'occasione per un appalto "urgente e indifferibile". E finalmente, con un "forfait" di alcune decine di miliardi, quel materiale sarà asportato e "buttato a rifiuto". E' una prassi già collaudata. Funziona.

 

            Per anni i fiumi (d’Italia) vivono nel totale abbandono e senza un minimo di manutenzione, pur essendoci la possibilità di provvedervi, e senza alcuna spesa per la P.A., mediante l’attività estrattiva. Vi è, però, la diffusa convinzione (a livello nazionale) che la estrazione di inerti, in qualunque modo praticata nei fiumi, arrechi danno all’Ambiente. In dieci anni di "campagna contro" e con l'aiuto dei massmedia, taluni sedicenti paladini dell'ambiente sono riusciti a formare un'opinione pubblica ostile all'attività estrattiva: ricorrendo ad argomenti fantastici e pseudoscientifici e raccontando la grande balla dell'arretramento del litorale causato dalla escavazione in alveo. Salvo poi a scoprire che alcuni di questi censori sono gli stessi che avallano, con specifica ed autorevole competenza ambientale, progetti di sistemazione idraulica in cui è prevista l'asportazione di milioni di mc. di materiale. Come è accaduto nel Basso Basento con l’ing. Giuliano Cannata, componente del Comitato scientifico di Legambiente. E' una spudorata mistificazione che offre a chi governa il pretesto per praticare l'abuso e l'omissione ad oltranza e frena in tutta Italia il rilascio delle concessioni.

L'oggetto di questo strano modo di amministrare è costituito dal materiale litoide: giacente nei corsi d'acqua e proveniente dalla idroerosione del suolo. La pioggia dilava i versanti, scioglie la terra e la trascina a valle. Il tutto confluisce nel fiume, dà corpo alla piena ed avanza verso il mare. La parte fine del solido alluvionale viene trasportata in sospensione fino alla foce (ed è solo questa che va a ripascere le spiagge), mentre la parte grossolana e ghiaiosa sedimenta e si accumula nei tratti fluviali a limitata pendenza. E' così che si forma e si "rinnova" questa preziosa risorsa naturale: gli inerti fluviali, appunto.

 

Grazie al lavaggio ed alla sedimentazione differenziata subìta durante il trasporto in piena, questi si trovano allo stato naturale già depurati delle sostanze organiche e delle parti più leggere e friabili. Sono disponibili in quantità nei fiumi italiani, utilissimi e di largo impiego nelle costruzioni, consentono di ottenere malte e conglomerati di alta qualità. Sono apprezzati e richiesti, e potrebbero rappresentare una notevole entrata per lo Stato.           

Una estrazione controllata degli inerti: - praticata esclusivamente nelle zone di sedimentazione - ed in assoluto equilibrio con l'apporto delle ricorrenti piene, risponde alla esigenza primaria della disciplina delle acque, ed è parte integrante della indispensabile e corretta manutenzione di cui hanno improrogabile bisogno i fiumi italiani. L'apporto di solido alluvionale è in forte aumento a causa del sempre più precario equilibrio idrogeologico del territorio. Il quale continua a spogliarsi: frane e smottamenti sono all'ordine del giorno. Lo "Sfasciume" si estende e diventa sempre più "pendulo", ed i suoi resti finiscono inevitabilmente nei fiumi. Non ci vuole il divieto, quindi, ma solo il controllo delle estrazioni, mirando nel contempo al contenimento della erosione del territorio ed al recupero del suo dissesto idrogeologico.

 

Se il materiale inerte non viene estratto in tempo, i fiumi si riempiono, straripano ed invadono di sedimento i terreni adiacenti. Il loro letto naturale si espande e s'innalza, sommerge qualsiasi forma di vita vegetale e distrugge la secolare agricoltura che lo costeggia. Ciò è già accaduto nelle fiumare calabresi e nel Sinni; sta accadendo nell'Agri e nel Basento, nel Sangro e nel Tagliamento. Ma in modo più accentuato e preoccupante si sta verificando nel Piave. Nel Sacro Fiume, campo di tante battaglie (tra cui l'ultima combattuta tra ambientalisti ed escavatori), è infatti in atto uno dei più grossi sfasci ambientali nazionali. Da Valdobbiadene a Ponte di Piave, per uno sviluppo di sessanta chilometri, il fiume non è altro che un mare di ghiaia. Il letto si è allargato ed è pensile rispetto alle sponde. Vi sono certamente cinquanta milioni di mc. di materiale in esubero, la cui presenza mette in pericolo le infrastrutture, la vegetazione adiacente e soprattutto l'agricoltura del tratto che segue a valle. La causa di tutto va ricercata nel blocco imposto alle escavazioni negli ultimi dieci anni. L'autorità di quel bacino ne prenda atto, e gli autorevoli censori della estrazione in alveo vadano a visitare quei luoghi: potranno godersi il capolavoro che hanno contribuito a realizzare.

            Anche nel Piave si è dunque al limite dell'emergenza: ci vuole solo una "buona piena". Ne potrà scaturire, per molti, una provvidenziale “sistemazione idraulica”. Intanto è bene prendere nota: - numerosi impianti di selezione che operavano lungo il fiume hanno dovuto chiudere; - lo Stato ha dovuto rinunciare ad un'entrata di 50 miliardi e ne dovrà spendere 500 per asportare i 50 milioni di mc. di materiale presente in eccesso. Il quale finirà "a rifiuto" o a "ripascere" Chi-sa-che, ma non certo le spiagge.

           

            Nuove proposte di legge. Si fa di tutto e ad ogni livello per scoraggiare l'attività estrattiva fluviale. Il Ministro delle Finanze ha recentemente elevato il canone di concessione a 5.000 lire al mc. E' un costo insostenibile (per chi opera nella legalità) e non consente di competere con le cave che invece ne sono esenti.

            Fra poco il divieto sarà sancito dalla "Legge quadro delle cave e torbiere" che il Parlamento sta per approvare. Ci sono diversi disegni all'esame che, per quanto riguarda gli inerti fluviali, hanno identica veduta, anzi a volte sono uguali persino nella punteggiatura. Alcuni di questi disegni (Senato n.1882/89 - Senato n.2451/90 - Camera n.2252/88 - Camera n.4739/90) prevedono quanto segue:

1)      "sono vietati i prelievi dei materiali negli alvei dei fiumi";

2)      "l'autorità preposta progetta l'eventuale prelievo dei materiali in eccesso e ne dispone l'esecuzione con pubblico appalto";

3) "è vietata l'alienazione dei materiali estratti per la loro utilizzazione industriale".

           

Quindi è chiaro: - l'oggetto trattato è lo stesso, cioè il prelievo di materiale in eccesso; - nel primo punto lo si vieta a chi vuole pagare; - nel secondo punto lo si consente a chi per farlo sarà pagato (e per dieci volte). I due punti hanno in comune anche il soggetto, cioè lo Stato. Il quale tra il primo ed il secondo punto piglia una fregatura di migliaia di miliardi all'anno. A completare l'opera ci pensa il terzo punto (una chicca esclusiva del Dis./Senato n.2451): è vietata la vendita del materiale estratto. Potrà quindi essere solo "passato sotto banco": sistema ideale per costituire fondi neri e tangenti.

           

            E' semplicemente incredibile. Viene il dubbio che i signori del Parlamento non sappiano quello che fanno. Ed ecco una conferma. Alcuni Deputati, firmatari delle suddette proposte, hanno poi presentato un'interrogazione parlamentare (n.4-23471 del 9.1.91) con la quale si dichiarano "sconcertati dell'atteggiamento del Magistrato del Po e dell'autorità di quel bacino di fronte alle istanze dell'associazione locale degli escavatori, i quali offrono sulla scorta di relazioni tecniche estremamente documentate una programmazione di opere ed interventi atti a migliorare radicalmente la situazione sotto il profilo ambientale, di difesa del fiume, oltre che a recuperare rilevanti possibilità di entrate erariali".

            Ed infine gli stessi Onorevoli auspicano "una programmata attività di tutte le imprese escavatrici, nessuna esclusa, per assicurare la riduzione delle ingenti spese statali nelle difese spondali ed il riequilibrio dei prezzi del materiale litoide, sottratto così alle sollecitazioni speculative."

 

             Basterebbe applicare le leggi esistenti del Codice, della Economia e del Buonsenso e l'onorevole auspicio diventerebbe realtà. I padroni delle concessioni non sono però d'accordo ed amministrano gli inerti fluviali, i fiumi stessi e tutta la cosa pubblica in modo da: - produrre uscite erariali al posto delle previste entrate; - provocare danni al territorio invece di prevenirli; - stimolare e consentire l'abusivismo; - ostacolare la legalità e mortificare la libera iniziativa; - favorire l'accaparramento delle risorse, sottraendole al pubblico utilizzo.

            E' un modo di governare che genera sempre più indignazione ma non accenna a cambiare e anzi si afferma in modo direttamente proporzionale alla pubblica protesta che ne consegue. Neppure i continui ed autorevoli richiami all'etica ed alla morale producono alcun effetto: i pubblici amministratori la fanno sempre più da padroni. E' un comportamento che si va perfezionando, consolidando e codificando: si dota di leggi appropriate e diventa "Sistema".

 

            Alcune delle leggi approvate negli ultimi 15 anni sono piene di insidie e di deroghe, le quali ne stravolgono il significato e le rendono controproducenti rispetto alle finalità dichiarate ma perfettamente confacenti al sistema di cui sopra.

            Enunciano la tutela dell'ambiente ma ne perseguono la gestione, ed in pratica ne determinano la distruzione. Impongono vincoli sul territorio senza mai stabilire quello che vi è consentito o vietato realizzare. I padroni dei nulla-osta possono quindi autorizzare (o meno) il tutto (o il suo contrario), e pronunciarsi, da veri "sacerdoti" del dio ambiente, quando arriva l'ispirazione divina (legge n.431/85, il cui effetto disastroso è già visibile in molti fiumi).

            Negli appalti pubblici: - trasformano la gara in una farsa; - permettono l'affidamento dei lavori a chi pare e piace; - consentono margini illimitati (al di sopra di ogni immaginazione) e capaci di annientare ogni resistenza etica e morale; - perseguono un progetto di oligarchia delle imprese, alle quali viene imposta la "omologazione" e l'appartenenza al "gruppo". Chi non aderisce viene escluso dal giro degli appalti e dopo qualche anno viene espulso, per legge, dall'Albo dei costruttori (leggi: 584/77 - 80/87 … ).

            Annunciano la trasparenza e lo snellimento delle procedure ma in effetti le ritardano ulteriormente, ed in più legittimano l'abuso e l'omissione praticati ad oltranza dai "sacerdoti" di cui sopra (legge 241/90: accolta con generale esultanza e rivelatasi un'autentica presa per i fondelli). Tanto per citarne alcune.

           

            Sono le leggi a permettere una sempre più allegra gestione ed a fornire ai padroni della cosa pubblica lo strumento e le motivazioni per un comportamento sempre più "sconcertante", e ne garantiscono l'impunità.

            Sono le leggi il vero piccone usato dall'antistato per demolire, mattone dopo mattone e giorno dopo giorno, lo Stato democratico. Leonardo Sciascia amava ripetere che la Legge è l'arma più efficace per combattere e vincere la mafia. Probabilmente questo è stato ben capito, ma dalla controparte.

            E' auspicabile un consapevole intervento del Parlamento, che non si limiti a reciproche interrogazioni ed a dichiarazioni di sconcerto. E' tempo che i Lorsignori prendano atto e che corrano ai ripari, prima che il nemico abbia il sopravvento e l'Italia tutta finisca "a rifiuto", proprio come quel cumulo posto sulla sponda sinistra del fiume Basento.

                                                                                                          Nicola Bonelli

 

Nota: I menzionati disegni di legge non videro mai l’approvazione.

 

 

Risposta dell’On. A. Biondi:

 

Camera dei Deputati

Il Vice Presidente Alfredo Biondi

                                                                                  Roma, 30 luglio 1991

Prot. 4531

 

Caro Bonelli,

voglio augurarmi che tra i lettori della Sua denuncia figurino i firmatari delle proposte di legge da Lei indicate ed anche coloro che hanno direttamente o indirettamente determinato lo stato di confusione e di scollamento, tra diritto e fatto, di cui il Basento rappresenta l’aspetto più emblematico.

Per quanto mi riguarda desidero assicurarLe che terrò nella massima considerazione le Sue osservazioni e che mi batterò nelle sedi competenti per evitare che il Basento, il Piave ed altri fiumi diventino una Caporetto per tutti coloro che hanno sinceramente creduto nella possibilità di coniugare economia benessere e ambiente

Vivissime cordialità

                                                                                              Alfredo Biondi

 

                                                                                                   (Fontamara)