NEWS

(altri articoli in Rassegna Stampa)

 

Da “La Nuova Basilicata” del 28 febbraio 2006                             Primo Piano

Il corso d’acqua lucano è stracolmo di materiale inerte

che ostruisce la sezione di deflusso e rende gli alvei pensili.

Un fiume di soldi mal spesi:

La mancata attività estrattiva nel Basento alla base delle continue esondazioni.

PISTICCI – Con l’arrivo della stagione delle grandi piogge, si ripresenta puntualmente il prolema delle esondazione del fiume Basento in particolare, che oltre ad arrecare notevoli danni economici al comparto agricolo del metapontino, mette a rischio l’incolumità delle popolazioni dell’area. Lungo 148 chilometri, è ormai un corso d’acqua che sta morendo. Infatti molti scarichi abusivi riversano elementi inquinanti direttamente nell’alveo del fiume, mentre i lavori di irreggimentazione delle acque hanno creato lungo lo stesso forzature ambientali con gravi conseguenze sull’ecosistema. Peraltro, alcuni siti industriali che si attestano lungo le sponde del fiume, a causa di alcuni incidenti, hanno inferto duri colpi alla vita del corso d’acqua, aggravando una situazione oggi al limite del collasso.

Tante le denunce in tutti questi anni per fermare (come affermano in molti) un disegno che mirerebbe a rendere difficile ogni forma di manutenzione preventiva e gratuita (ed anche remunerativa per la pubblica amministrazione) dei corsi d’acqua, cioè l’attività estrattiva fluviale (nel 2003 in Basilicata sono state rilasciate una trentina di concessioni estrattive), per subentrarvi con il sistema degli appalti pubblici e con interventi onerosi. La prova lampante di questo connubio, tra appalti pubblici e certi interessi privati, è da ricercare nell’ultima assegnazione alla Basilicata tra gli anni ’80 e ’90 dei Fondi Fio. Lavori per diverse centinaia di miliardi per le sistemazioni idrauliche nei fiumi lucani di cui, come è ben visibile, non si conoscono i benefici.

Non vorremmo che anche con l’ultimo cospicuo intervento finanziario approvato dalla giunta regionale (8 milioni di euro) si traduca in opere e non in uno spreco di denaro pubblico. Certo è che il fiume Basento (ma non solo), è stracolmo di materiale, le sezioni di deflusso ostruite e gli alvei pensili ed a costante rischio d’esondazione. Ma si continua a negare l’evidenza. Si tacciono e nascondono le situazioni di pericolo pregresse, al fine di poter sostenere, quando arriva il disastro, che quel materiale vi è giunto con le ultime piogge. D’altronde, come ormai da anni siamo abituati a notare, dove ci sono interessi, anche i fiumi (in questo caso il Basento ne è un esempio tangibile), sono di grande aiuto: cancellano tracce delle opere malriuscite ed anche quelle non eseguite, ma contabilizzate e retribuite. E purtroppo ogni volta che piove, la scena puntualmente si ripete. Il fiume, con l’innalzamento degli argini avvenuto anni addietro che non fa altro che assecondare l’esondazione, si riempie, straripa ed invade i terreni adiacenti.

Il letto naturale si espande, sommerge qualsiasi forma di vita vegetale e distrugge, come è accaduto nei giorni scorsi, la secolare agricoltura della pianura del metapontino. Occorre, perciò, intervenire al fine di salvaguardare questo fiume cui la Basilicata rimane legata non solo per motivi economici, ma anche per motivi storici e culturali. Non è possibile assistere ulteriormente al suo degrado e allo scempio. Il patrimonio storico di questo fiume presenta, peraltro, tutte le condizioni per l’istituzione di un parco fluviale, con decreto del Ministro per i beni culturali e ambientali, sentiti la Regione, gli enti locali e le varie associazioni ambientaliste interessate. I tempi per l’istituzione del parco fluviale del Basento appaiono ristrettissimi trattandosi di salvare dalla morte un fiume ormai in agonia.

 

                                                                                                   (Fontamara)